UNA LETTERA DI CHIUSURA PER “MEMORIE DI UN ALCOLISTA”

     “Memorie di un alcolista” è un concept album di 9 canzoni realizzato da Mario Lenoci, un giovane studente Bovino che frequenta l’università a Bologna, e presentato il 10 novembre u.s. al “RI-CIRCOLO” di Morbegno (SO). Il filo conduttore è la vita di Antonio, un personaggio immaginario che vive a Bovino (FG).                                                                                                                                                A  chiusura  delle “Memorie di un alcolista” Antonio, ci ha inviato una lettera diretta ai giovani di Bovino che noi ben volentieri pubblichiamo:

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Lettera Memorie di un alcolista 1

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PRESENTAZIONE

 

6 thoughts on “UNA LETTERA DI CHIUSURA PER “MEMORIE DI UN ALCOLISTA”

  1. Non c’è nessuno che stabilisce cosa è adeguato, a mio modesto parere ognuno di noi dovrebbe comportarsi adeguatamente proprio sulla base del buon senso e della ragionevolezza che dovrebbero essere valori presenti in ogni persona. E’ come dire che il padrone di un cane è consapevole che deve raccogliere il bisognino del proprio amico a quattro zampe perché lasciarlo per terra è un tantino sbagliato!!! Ci sono atteggiamenti adeguati e altri che non lo sono e di certo non lo stabilisco io. Comunque le mie sono semplici opinioni!! Un saluto

  2. Maria Pia ti ringrazio davvero molto per gli auguri e no, non ho mai sostenuto che tu provieni dall’età della pietra, semplicemente ho creduto necessario sottolineare dei punti che a mio parere andavano resi più chiari.
    La cosa che credo opinabile del tuo discorso è soprattutto questa: “Ci sono ragazzi che iniziano con l’avere uno stile di vita adeguato per poi perdersi in qualche cantina perchè i loro amichetti del cuore sono lì.” Quale sarebbe lo stile di vita adeguato? L’adeguatezza non ha proprio a che fare con quelle regole di produzione di buon senso che sono citate nella lettera? Chi decide qual è il comportamento adeguato? E chi lo decide, da chi o cosa è legittimato? Ecco perché dico che non è l’amministrazione politica l’unica a cui bisogna riferirsi, ma bisogna parlare di formazione culturale, di implicazioni sociali e gerarchie a prescindere dalla loro codificazione politica. A Bovino non viviamo in una dittatura e quindi non è solo la politica a determinare la collettività; e guardando un pochino più attentamente si scorge che le amministrazioni sono tante e a volte non riusciamo nemmeno a nominarle per quanto sono implicite nella quotidianità.
    Ed è per questo, per rispondere alla tua ultima domanda, che bisogna parlare di cultura allargando lo sguardo oltre la politica: per vedere di più.
    E a mio parere questo è di fondamentale importanza per capire cosa succede nel nostro piccolo borgo. Ripeto, è un parere opinabile, ma l’intento di questo disco è appunto cercare di analizzare in maniera diversa: non puntare il dito contro l’alcol e vedere come questo sia interrelato con una serie di nodi
    a un intreccio molto più grande che va sgomitolato e reso comprensibile.

  3. Il problema è che questa realtà distorta non siamo noi a cucirla, ci pensano già i protagonisti di avvenimenti eclatanti a farlo… Non sono i concetti di questo disco ad essere dei sotterfugi, il lavoro può essere ottimo, ma sono stanca di sentire che chi è al potere, chiunque esso sia non fa nulla per offrire possibilità ai giovani… Gli svagi ci sono, basta solo occupare il tempo in maniera diversa, secondo me non è neanche un problema di educazione casa-scuola-chiesa. Ci sono ragazzi che iniziano con l’avere uno stile di vita adeguato per poi perdersi in qualche cantina perchè i loro amichetti del cuore sono lì. Ti faccio notare che io non mi ritengo dell’età della pietra e, nonostante tutto non ho mai avuto l’esigenza di frequentare assiduamente bar o di fare un uso esagerato di alcool… Chi si è “salvato” è solo perchè è andato via da questa piccola realtà magari a lavorare o studiare fuori altrimenti non era difficile reperirlo. Il problema non è nell’alcool ma nella cultura… la cultura di cosa?? Comunque per quanto riguarda il tuo lavoro ti faccio di cuore il mio più sincero in bocca al lupo.

  4. Vorrei precisare velocemente due cose sul commento di Maria Pia Giannini: 1) Nella lettera non si fa riferimento solo alla giunta comunale ma, ed è specificato capillarmente, a una questione di amministrazione culturale che è una cosa un po’ più ampia; e infatti proponevo di sostituire cultura a politica per allargare l’analisi. Per me non è una questione di piscina o di palestra, credo sia un meccanismo molto più grande che scavalca la singola competenza politica e ha a che fare con il buon senso (come si trova sempre scritto nella lettera). 2) Io non nego l’esistenza dell’alcol, dico che non mi pare si possa ragionare con uno schema di causa/effetto: l’alcol per me non è la scaturigine del problema, il problema e da ricercare altrove, nella cultura appunto. Quindi dico che non c’è il problema dell’alcol, perché per me l’alcol è un mezzo, non un fine.

    Non credo che abbia usato “stupidi sotterfugi” per evitare di parlare di quello che tu etichetti come un problema: allargando lo sguardo mi è sembrato di capire che non è quello il problema e che si può indagare anche su altre cose che gravitano intorno all’alcol. Opinione contestabile, e infatti, sempre nella lettera, è scritto che il disco non è una risposta definitiva ma un tentativo di analisi alternativo. Quindi perché usare “stupido, sotterfugio, insignificante, giovani stressati, amministrazione locale” citando solo parzialmente il testo, quando questo esprime chiaramente tutt’altro?

  5. Potrei controbattere ogni singola frase che lei hai scritto, signora Giannini, ma fortunatamente, e forse anche meglio di quello che avrei potuto fare io, ci ha già pensato Mario Lenoci, che abilmente ha insistito su alcune argomentazioni che lei in questo commento tira in ballo a mio parere in modo troppo semplificato, azzardato e a tratti pedante. Mi vorrei soffermare piuttosto sull’epilogo che mette il punto alla sua tragicomica visione: “i giovani non fanno nulla per occupare il proprio tempo”. Eccola, la solita frase apocalittica che voi dedicate a noi giovani, e che per la sua stessa essenza apocalittica è una pura fantasia. Eccolo, la solita descrizione che voi dipingete e adattate ai giovani, e che è assolutamente in contrasto con la realtà. Una realtà che ovviamente è ben diversa da quella del “nulla” a cui gli scrittori arguti come lei fanno appello: le potrei dedicare pagine e pagine intere sull’argomento; le potrei infatti dimostrare con decine di prove che lei si sta sbagliando, che esempi di attività giovanili, create dal basso dagli stessi giovani che hanno dovuto combattere contro tutti e nessuno, ci sono eccome; lo potrei fare benissimamente a partire dalla mia esperienza personale, ma poi mi viene da pensare che la risposta per lei è davvero sotto il naso, e lei non ci ha fatto caso: la risposta infati è proprio QUESTO DISCO! Il lavoro di Lenoci adesso è uno degli stendardi che bisogna che noi giovani utilizziamo per smascherare questa schifosa realtà distorta che voi ci cucite addosso. NON E’ VERO CHE I GIOVANI NON FANNO NULLA! E’ una sacrosanta CAZZATA! Come è una sacrosanta cazzata la sua concezione personale che i concetti di questo disco siano dei sotterfugi. Signora, la vera scappatoia è quella che cercate sempre voi, è il fantomatico PROBLEMA DELL’ALCOL! Ma l’alcol, come mette in chiaro anche Lenoci in un suo video, è come un coltello: lo si può usare per tagliare il pane o per uccidere una persona. E se dovessero aumentare gli omicidi con i coltelli, la cosa più stupida da fare sarebbe quella di incolpare lo strumento e chi lo produce.

  6. La lettera recita: “Antonio (il protagonista del disco) assume determinati comportamenti per delle implicazioni sociali, non si comporta così solo perché beve. Infatti “Memorie di un alcolista” non è un puntare il dito contro chi beve, ma contro chi occupa un posto rilevante nell’amministrazione della società bovinese.” La domanda mi sorge spontanea, ma perchè bisogna nascondere il problema dell’alcool dietro questi stupidi sotterfugi??? L’amministrazione non offre nulla ai giovani… non ci sono svaghi… etc… io sono due mesi che sono costretta a stazionare nel borgo e sinceramente non sento l’esigenza nè di frequentare bar e tanto meno di aumentare il mio consumo di alcool nonostante non ci siano di questi svaghi… Non c’è nulla? Beh, personalmente preferisco restare a casa. Il problema è che i giovani d’oggi hanno paura di restar soli e nelle piccole realtà l’unico punto d’incontro è il bar anche se, se non erro il paese sarebbe dotato di piscina, di palestra… troppo facile nascondersi dietro frasi insignificanti di gente che dice che i giovani bevono perchè sono stressati… i giovani non fanno nulla per occupare il loro tempo e renderlo più gradevole…

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