A 25 anni dalla beatificazione di mons. Antonio Lucci: l’Angelo dei Poveri

Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, il 18 giugno 1989 beatificò Mons. Antonio Lucci,               affermando che ” I santi non invecchiano mai e non cadono in prescrizione”.                  Sono passati 25 anni e io vorrei ricordarlo.

 Il Beato Antonio Lucci: l’Angelo dei Poveri

    “ Vi manderò un vescovo santo e dotto”. Furono le parole che Papa Benedetto XIII rivolse a Inigo del 1728, chiese al Santo Padre un altro Vescovo degno di succedere al

Immagine di mons. Lucci tratta dal testo: VITA del Venerabile Antonio Lucci.

Immagine di mons. Lucci
tratta dal testo: VITA del Venerabile Antonio Lucci.

defunto Mons. Ceraso. Mons. Antonio Lucci arrivò a Bovino il 7 marzo 1729. Purtroppo il Vescovo si trovò dinanzi ad una miseria spaventosa: la ricchezza era accentrata in mano a pochi latifondisti, forti della loro arroganza e della loro durezza di cuore. Il popolo versava in condizioni miserevoli, mal retribuito, affamato e Mons. Lucci, assistendo a tale situazione divenne il padre dei poveri, l’angelo consolatore del suo popolo afflitto. Due volte al giorno distribuiva personalmente le elemosine, rivolgeva la sua attenzione soprattutto ai fanciulli, ai vecchi e ai malati e l’Episcopio divenne il rifugio dei derelitti. Nell’inverno tra il 1742 e il 1743, una terribile carestia afflisse Bovino, il Vescovo Lucci distribuì 4000 ducati e 900 tomoli di grano, liberando così molti bovinesi incarcerati dal Duca, perché non avevano restituito il grano preso dal suo monte frumentario. In questi tristi e neri giorni di fame, era solito dire che era pronto, se necessario, a vendere ogni cosa: il Pastorale, le argenterie della Chiesa e persino le campane, pur di alleviare l’estrema indigenza del gregge affidatogli. Dopo ventitre anni di episcopato, Mons. Lucci morì il 25 luglio 1752. Fatti straordinari accompagnarono la sua morte. Si racconta che una certa Isabella, sposa di Liborio Di Cosimo, era affetta da forti dolori e la sera del 25 luglio, vigilia delle esequie di Mons. Lucci, il marito si procurò un pezzo della veste del defunto Vescovo, lo pose sotto il cuscino e tornò in chiesa. Al suo ritorno chiese alla moglie come stava ed ella rispose di sentirsi meglio e di sentire un odore soave…” che non era di questa terra, ma del cielo”. Il marito le rispose che il profumo proveniva dalla reliquia che lui aveva nascosto sotto il cuscino. La donna con il pezzo di stoffa toccò le parti doloranti e immediatamente guarì. Qualche tempo dopo la sepoltura del Vescovo Lucci, un abruzzese affetto da ischialgia, venne a Bovino in pellegrinaggio a visitare il sepolcro del prelato. Qui ottenne come reliquia un pezzo del cappello: dopo l’applicazione della reliquia alla parte malata, ottenne una totale guarigione. Il Padre Cirillo De Sanctis, sacerdote dell’Ordine dei Carmelitani, soffriva da dodici anni del male dei fignoli, Nonostante le cure mediche e gli interventi chirurgici, il male era progredito talmente che i medici disperavano di salvarlo. Una notte il sacerdote pregò il Vescovo Lucci di guarirlo o di donargli la pazienza necessaria a sopportare il male. Si addormentò e l’indomani si svegliò guarito perfettamente. La venerazione dell’Arcidiocesi di Bovino per il suo Santo Pastore non si è mai affievolita.

Lina Franza

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