I POGGI DI BOVINO (FG)

LU PUOCE – PATRIMONIO CULTURALE                                         DELLA COMUNITA’ CITTADINA

Di Giulio Durante

Innanzitutto, “lu puoce” cos’è? Come ci dice l’etimologia greca podion (sporgenza o parte 01sollevata di un edificio, latino podium balconata o loggia) è un poggiolo, ovvero qualcosa di soprelevato rispetto al normale livello dell’ambiente circostante. In pratica è la sommità o pianerottolo di una scalinata, più o meno ripida, più o meno lunga e più o meno alta, che termina non col normale gradino ma con una terrazzina, solitamente con un lato lungo quanto la lunghezza del gradino e con l’altro lungo quanto la larghezza della porta di ingresso dell’abitazione. Si, perchè la scalinata corre lungo il muro dell’edificio e porta all’ingresso dell’abitazione al piano superiore dell’edificio stesso. Piano superiore che, sia per la conformazione orografica del paese sia per le caratteristiche costruttive di altri tempi, può significare a un metro come a quattro sul livello stradale. La scalinata e la terrazzina sono munite della classica ringhiera in ferro o di un muretto in pietra o mattoni.

Oggi, purtroppo, le case della parte alta e più antica del paese, vuoi per diminuzione della popolazione vuoi per lo spostamento del centro abitativo cittadino, sono per lo più disabitate o abitate solo saltuariamente e per brevi periodi, di conseguenza non solo li puoce hanno perso l’importanza che avevano una volta per la famiglia che occupava l’abitazione ma anche hanno subìto modifiche, spesso dettate da un malinteso senso estetico o da intento “difensivo”, alla loro struttura e così sono state sostituite delle ringhiere con i muretti e sono stati muniti, all’inizio o alla fine della scalinata, di un cancelletto, rigorosamente chiuso col chiavistello.

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Ovviamente, anche se e quando le abitazioni vengono utilizzate li puoce non hanno, per quel breve e raro lasso di tempo, nemmeno l’opportunità di espletare quella funzione familiare e sociale che avevano una volta, specie nella bella stagione.

Infatti, lu puoce poteva ben considerarsi un’estensione dell’abitazione stessa, una sua appendice nella quale riversarsi dopo un lungo e freddo inverno trascorso fra le quattro mura di casa, troppo strette per una famiglia spesso numerosa. Ed era innanzitutto area di sfogo per i bambini della famiglia che lì potevano trattenersi a giocare sotto il vigile occhio materno. Era lì che il nonno o la nonna di casa si sedevano a scaldarsi un po’ al sole o a sonnecchiare nella calandrella della controra abbandonati sulla tradizionale sedia bassa o su un gradino.

 

po3Era lì che la mater familias si soffermava ogni tanto per un attimo di sosta dalle faccende domestiche. Era sempre lì che le vicine di casa si riunivano per scambiarsi notizie e pettegolezzi mentre le mani veloci cernevano la verdura per la frugale cena o sgranando i fagioli per il pranzo del giorno dopo.

Sui puoce, poi, se possibile cioè se a favore di sole, si celebravano, durante la “staggioune” alcuni riti dell’arte culinaria e dell’economia domestica contadina. In primis la preparazione di un po’ di “conserva” per l’inverno, quella che oggi, venduta in tubetti come il dentifricio, si chiama “estratto (o concentrato) di pomodoro”. L’antico, tradizionale procedimento casalingo di concentrazione era lungo ma naturale, anche se non molto igienico in quanto avveniva all’aria aperta: su tavole appoggiate su due sedie o direttamente su di esse venivano posti i caratteristici larghi piatti di terracotta decorata semiolmi di salsa di pomidoro fresca che nel giro di alcuni giorni, con grande pazienza si sarebbe trasformata in conserva. Infatti, sole permettendo e previo frequente rimescolamento, evaporava tutta l’acqua ed il passato non era più liquido ma assumeva una consistenza pastosa ed un colore scuro cioè concentrato e non più salsa di pomidoro. Allora la “conserva” era pronta e la si riponeva, con qualche foglia di basilico o di alloro e ricoperta da un po’ d’olio, in recipienti cilindrici di creta per il successivo utilizzo, durante l’inverno, nella preparazione di gustosi ragù o semplicemente per rendere più gustosa qualche pietanza. Il problema dell’igiene e in particolare delle mosche, già numerose e per di più attirate dalla possibilità di un vero banchetto, veniva risolto con l’utilizzo di teli leggerissimi di cotone tipo garza, la cui trama consentiva il passaggio del calore solare ma impediva a mosche ed insetti vari di posarsi sulla salsa rimanendone invischiati.

Minor cura richiedeva la preparazione dei pomidoro seccati al sole: sui soliti piatti si ponevano i pomidori rossi da salsa tagliati a metà in senso longitudinale esponendo al sole la parte interna. Il procedimento di essiccazione non richiedeva tempi lunghi né attività particolari ma solo l’attesa e la solita protezione dalle mosche.

Lo stesso semplice procedimento veniva usato per la produzione, anche essa ad uso familiare, di fichi secchi.

Ma lu puoce poteva anche fungere da palco di teatro (come da etimologia) per spettacoli diversi. La posizione più elevata rispetto alla strada consentiva una miglior visione, per esempio, dell’uscita della sposa dalla casa dei vicini e la partecipazione a questo importante evento del passaggio (ma solo nelle vie previste dal protocollo chiesastico) delle processioni, numerose nel corso dell’anno, o addirittura, se posto in posizione veramente strategica, la visione dei fuochi artificiali che solitamente concludono la celebrazione delle festività maggiori: in questi casi si ospitavano, per quanto lo consentiva l’ampiezza de lu puoce, parenti e amici.

po4Ma se c’era vita e si celebravano riti sopra lu puoce, altra vita, spesso, si svolgeva al di sotto, preludio ad un importante rito da celebrare con grande festa in inverno. Infatti, lu puoce aveva un sottoscala, più o meno ampio, adibito ai più vari usi ma spesso, se le finanze della famiglia lo permettevano, utilizzato per ricovero (notturno, perché di giorno, legato per una zampa ad un anello nel muro, poteva uscire sulla strada) del maialino acquistato alla fiera “dei 29” e da crescere fino alla taglia più confacente per ricavarne il massimo in termini di prosciutti, salami, salsicce e quant’altro. L’uccisione del porco era occasione di grande festa, forse quella più sentita e più attesa da grandi e piccini.

Foto di: Pasquale GAROFALO.

Dicembre 2012                                                                                    Giulio DURANTE.

Nota di Ventoamico: Questo è l’ultimo scritto del nostro carissimo compaesano Giulio Durante che non ha avuto neppure il tempo di pubblicare. Aveva però fatto partecipice il Signor Mario Rossi che mi ha trasmesso l’articolo.

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5 thoughts on “I POGGI DI BOVINO (FG)

  1. Grazie,Pasquale….Giulio era anche un mio amico come tutta la famiglia. IL papà era il nostro medico ed io ero il loro fidato elettrauto. La dipartita di Carletto e dopo la sua, mi ha tanto angosciato!!! Non conoscevo però Giulio sotto l’aspetto di appassionato cultore della nostra Bovino.Grazie ancora della tua sensibilità che ti fa onore pur non essendo Bovinese doc come del resto non lo è il sottoscritto..Mi ha tanto emozionato soprattutto, perchè è stato il suo ultimo scritto .Fammi leggere altri suoi scritti a me sconosciuti..Ti abbraccio e buon lavoro per quanto farai ancora. <3

  2. Giulio Durante, esempio di bovinese autentico, radicato rispettosamente e orgogliosamente alla cultura, alla tradizione e al modo d’essere del paese
    natio.
    Purtroppo oggi, questi esempi sono diventati una rarità.

  3. Grazie Giulio, hai chiuso in bellezza, decantando in un atto di amore le bellezze del tuo paese che sempre tanto decantavi.

  4. Grazie a te Mario che mi hai fatto pervenire questo splendido servizio, del quale ero a conoscenza solo perchè tu mi avevi accennato qualcosa alcuni giorni fa.
    Sarà uno splendido ricordo per parenti e amici tutti di Giulio.

  5. Grazie Pasquale per aver fatto partecipi gli amici di Ventoamico del lavoro di ricerca che il caro Giulio stava portando a termine sul nostro amato paese, purtroppo come ben sai, non ha potuto terminarlo. A Lui va il nostro plauso ed un fraterno abbraccio. Grazie Giulio di esserci stato.

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