LA CONFRATERNITE DELL’ANNUNZIATA.

   Il Pio Sodalizio: testimonianza dell’associazionismo laicale a Bovino

 

CENNI STORICI

     Per secoli, istituzioni filantropiche denominate Confraternite e Opere Pie hanno sopperito  alle numerose carenze delle comunità in cui operavano e gli iscritti a tali sodalizi cercavano  di dare risposte concrete a istanze ambientali complesse, di risolvere alcuni bisogni spirituali sia del singolo che della comunità.
In questa ottica si inserisce la storia del Pio Sodalizio o “Confraternita Maria SS. Dell’Angelo Annunziatrice”, il cui obiettivo principale era l’esercizio collettivo delle opere di pietà, di aiuto spirituale, di suffragio e soprattutto di incrementare il culto religioso.
E’ una delle più antiche Confraternite di Bovino, come si rileva da titoli autentici quale un Atto rogato da Notar don Giannandrea Macchiarelli, in data 21 gennaio 1761. Tale Congregazione esisteva già nel 1456, epoca in cui la peste decimò sia i Confratelli, sia i Cappellani.
   Successivamente si hanno tracce della sua esistenza dagli atti notarili del 1588, 1591, 1596, siglati dal Notar De Robertis di Napoli, in cui alcuni devoti lasciavano alcuni beni materiali alla Chiesa della SS. Annunciata. Un altro documento importante è quello del Notaio Marco Pannese del 25 ottobre del 1658, in cui si attesta un’ ulteriore perdita di Confratelli e religiosi, a causa della seconda ondata di peste che iniziò nell’agosto 1656 e terminò nel febbraio 1657.
  In questa tragica contingenza, essendo venuta a mancare di nuovo tutta la Congregazione, un’eredità fu devoluta al Convento di S .Francesco (che era di proprietà della SS. Annunziata). Inoltre, risulta che il Pio Sodalizio negli stessi anni era compartecipe dell’Ospedale S. Giovanni di Dio, in cui era proprietaria di 25 posti letto, divisi come segue:
n°5 posti gratuiti per persone con scarsi mezzi; n° 10 posti per gli ascritti al Pio Sodalizio e
n°10 posti per le persone abbienti, che dovevano devolvere alla Congregazione un obolo per l’assistenza dei poveri.
   L’ Ospedale era adiacente al muro di cinta del Castello dei Guevara, sul lato nord. Ulteriori notizie e note proprietarie della Congregazione della SS. Annunziata si riscontrano in Atti legali del 1580, depositati nel Regio Archivio a Napoli. Però ufficialmente, dopo le ondate di peste , la cura delle funzioni sacre e della celebrazione delle messe era stata affidata al Real Capitolo, che durò fino al 1753. Nel 1731 la Congregazione fu ordinata di nuovo da monsignor Lucci, sotto l’Arciconfraternita del SS. Nome di Maria di Roma, ottenendo così un Privilegio di infinite indulgenze, che si conserva in una pergamena dell’Archivio della Chiesa. Monsignor Lucci, per rafforzare il Pio Sodalizio, destinò un padre del suo ordine Maestri De Juliis, il quale insieme all’Abate Notar apostolico D. Agnello Macchiarelli, diede un valido impulso spirituale all’attività dei confratelli.
   Fece riordinare la Confraternita , dove stabilì provvisoriamente le regole nel marzo 1744, che erano già esistenti e conservate nel libro della Platea e fece precedere la festività della SS. Annunziata da una Novena.
   La Congregazione fu riconosciuta con il Real Decreto del 28 febbraio 1757, la Regola fu trascritta e ripristinata ufficialmente da D. Macchiarelli nel 1755, come risulta dai documenti dell’Archivio della chiesa.
  L’attività nel corso dell’ Ottocento e del Novecento del Pio sodalizio si riscontra, ad esempio, nei documenti del 1808, in cui si istituiscono la festa della SS. Addolorata, la processione del Venerdì Santo e la celebrazione della III domenica di settembre, verbale siglato dall’ Amm.re Giannandrea Macchiarelli e dal segretario Michele Giannini; nella Santa Visita di Mons. G. Montuoro del 1860 ( Padre spirituale Cesare M. Scalzi; Amm.re Gaetano De Leo); Nella Santa Visita di Monsignor U. M. Fiodo del 1913 ( Rettore Michele Giannini).
   A distanza di 500 anni dalla fondazione, nonostante l’evoluzione sociale e i cambiamenti sociali, morali e culturali, l’attività della Confraternita continua tenacemente , anche se limitatamente al culto religioso, tutto questo per non dimenticare mai le antiche tradizioni di fede bovinesi.

Lina Franza

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