RILEVANTI OPERE PITTORICHE BAROCCHE

A BOVINO. RILEVANTI OPERE PITTORICHE BAROCCHE

a cura  arch. Sabato Antonio Marseglia – Bovino

     Bovino, oltre alle interessanti testimonianze archeologiche e architettoniche romane e romaniche, annovera anche la presenza di rilevanti opere pittoriche di autori barocchi illustri come Mattia Preti, Luca Giordano , “il Maestro di Bovino”, e Giovanni Antonio D’Amato. sicuramente sconosciute al grande pubblico.
    Si tratta del “ San Sebastiano “ di Mattia Preti, della “ Maddalena penitente” di Luca Giordano , della “ Crocifissione di S. Pietro “ del Maestro di Bovino e della Pala d’altare della Madonna del Carmine di Giovanni Antonio D’Amato. La loro presenza a Bovino è certamente attribuibile alla nobile famiglia dei duchi Guevara che ha governato  la città per oltre 400 anni. Una famiglia di origine spagnola, conosciuta nel Regno e molto vicina ai regnanti di Napoli, mecenate e amante della cultura e dell’arte. Nel loro Palazzo Ducale soggiornarono, tra l’altro, Torquato Tasso,  Gianbattista Marino ed il pittore Francesco Guarino.
   Opere che è doveroso  portare all’attenzione di tutti, esperti o non, per la loro ragguardevole  rilevanza  artistica, culturale e storica.

SAN SEBASTIANO “ di Mattia Preti

        Il Santo, con indosso un panno bianco dalle morbide pieghe, è seduto e legato con i polsi a robusti ceppi in  diagonale. Il suo corpo potentemente plastico è illuminato da un vivo raggio di luce dai riflessi dorati. Il volto del Santo è atteggiato con una espressione intensamente patetica, mentre il corpo appare contratto nell’agonia del martirio. Vicino ai piedi incatenati un bianco cimiero piumato. Tra le gambe, un elmo in controluce con punte di frecce. Il fondo è scuro con rare nuvole all’orizzonte.
       Il quadro da sempre attribuito dalla storiografia locale al celebre Mattia Preti, risulta essere stato replicato in due versioni, differenti solo  in alcuni particolari. ( La prima conservata nella Chiesa di S. Maria dei Sette Dolori a Napoli, la seconda conservata nella Chiesa Matrice di Galatone). La forma piena della rappresentazione, l’effetto luministico scorciato, tipico degli effetti chiaroscurali desunti da Battistello Caracciolo e si notano gli influssi del Guercino e specialmente del grande Lanfranco. La composizione tagliata in diagonale, con una ricerca semplice ma efficace dell’effetto di profondità, il bianco del corpo del santo dai toni argentei fanno pensare per questo dipinto all’attività che il pittore di Taverna intraprese a Napoli tra il 1656 e il 1661, dopo che aveva terminato a Roma le opere di S. Andrea della Valle, quando andava dipingendo gli affreschi ex voto della peste e i bozzetti conservati nella Pinacoteca di Napoli.

Mattia Preti: S. Sebastiano, metà sec. XVII;. olio su tela 250x165 - BOVINO, Museo Diocesano. ( proveniente dalla Cattedrale).

 “ LA MADDALENA PENITENTE ” di Luca Giordano.

            Si tratta di una immagine penitenziale della Maddalena, qualificata dagli attributi del crocifisso e del libro. In basso a destra lo stemma della famiglia Guevara. In basso a sinistra si legge la firma: IORDANUS P.(INXIT). Opera inedita del famoso pittore napoletano Luca Giordano (1634-1705).       

Luca Giordano: "Maddalena penitente" XVII sec., olio su tela; 78x100. - BOVINO, Chiesa di S.Maria del Monte Carmelo.

“ CROCIFISSIONE DI S.PIETRO “ del Maestro di Bovino

      Il Santo è raffigurato nell’atto di essere crocifisso a testa in giù. Uno schiavo a destra dai muscoli potentemente in risalto, si preoccupa, inginocchiato, di assicurare il Santo alla croce. Sempre sulla destra un altro boia, con cappuccio grigio a due punte nell’atto di accompagnare il sollevamento della croce. Sul fondo un tramonto con nuvole rossastre dorate. Sempre a destra l’elemento portante dell’argano: un tronco d’albero. Vicino all’elemento portante uno schiavo di spalle impegnato con le braccia a tirare la fune. Accanto, in controluce, un altro schiavo con la pelle più scura e dalle braccia nerborute, nudo fino alla cintola, che con sforzo spasmodico tira anch’esso la fune. Al centro il Santo disteso sulla croce con  le gambe ritratte e unite da una corda. Alla sinistra del Santo un personaggio inginocchiato con la barba e il turbante, dal volto scavato e cupo che  gli mostra  un idoletto raffigurante forse l’Imperatore o Giove, mentre il santo sembra rifiutare le argomentazioni di costui e volge il capo. Sul fondo altri due personaggi che osservano la scena di cui uno di profilo con la barba e uno strano cappello peloso.
            Si tratta di un’opera di notevole interesse culturale venuto alla luce durante le ricerche per la mostra “L’arte in Puglia dal tardo antico al rococò”. M. D’Elia parla di questo ignoto artista come del “Maestro di Bovino”, ed è sotto questa denominazione che è conosciuto. Si tratta forse di uno dei pittori che ruotavano attorno alla piccola corte provinciale dei Duchi Guevara, il cui mecenatismo favorì la nascita di una scuola locale di apprezzabile livello. Data l’insistita caratterizzazione psicologica che in alcuni tratti sfiora il grottesco, gli effetti luministici, la potenzialità drammatica messa in atto con concitata tensione, il dipinto sembra che vada attribuito ad un seguace del Caravaggio, sensibile anche agli influssi del Ribera.
            Pina Belli (1966): Il dipinto, nonostante la sua notevole qualità, non ha documentazione di sorta ed è sempre sfuggito all’attenzione degli studiosi e dei ricercatori anche locali. Scoperto in occasione della ricognizione di opere d’arte di Puglia culminata con la Mostra del 1964, è stato dal D’Elia attribuito ad un maestro napoletano formatosi sugli esempi del Battistello e del Lanfranco e partecipe della più viva cultura artistica napoletana tra il ‘30 e il ‘40, con accostamenti volta a volta all’opera del Guarino, di F. Fracanzano, del Monrealese. Evidenti, nel quadro, le caretteristiche costanti dello stile del pittore: la predilezione per il modellato saldo e tornito dalla luce nei primi piani cui si contrappongono le sagome appena sbozzate nel fondo; per le scene affollate, dominate da ampi schemi compositivi, di lanfranchiana memoria e una certa incapacità a risolvere in unità di stile i diversi apporti culturali. Lo schema compositivo e la stessa figura del martire appaiono tratti, infatti, dalla scena dello stesso soggetto dipinta dal Lanfranco ai SS. Apostoli, mentre i singoli personaggi rivelano dirette impressioni dal Guarino e da F. Fracanzano. Certe assonanze con l’opera del Cavallino, hanno consigliato di datare l’opera verso la metà del quinto decennio del secolo.
Allo stesso autore spetterebbero numerose altre opere pugliesi, tra cui “Il Martirio di S. Lorenzo” a Lizzanello e “La Madonna della Lizza”, nell’omonimo Santuario presso Alezio.

Maestro di Bovino: “Crocifissione di San Pietro” sec. XVII, olio su tela 180x230 - BOVINO, Museo Diocesano.(proveniente Chiesa S.Pietro).

 “PALA D’ALTARE MADONNA  DEL CARMINE” Giovanni Antonio D’Amato

      Giovanni Antonio D’Amato, Napoli, notizie 1594-1643. Figlio di Giovannangelo e suo collaboratore, si forma nella Napoli della fine del ‘500 nell’ambito della c.d. “maniera tenera” di Teodoro d’Errico, quello stile cioè che aggiorna la pittura napoletana sulle nuove istanze figurative controriformistiche e che nei primi due decenni del Seicento imporrà la “conversione devota” degli artisti (P.L. De Castris, Pittura del Cinquecento a Napoli. 1573-1606 l’ultima maniera, Napoli 2001). Di questa corrente G.A. D’Amato sarà uno dei principali esponenti, prima del suo avvicinamento al naturalismo dei caravaggeschi napoletani. La “Madonna del Carmine” è un soggetto spesso ripreso dal pittore nel corso della sua carriera e in particolare questa iconografia arcaicizzante, che ricorda la “madonna glicofilousa” greca, si riscontra nella pala della Chiesa del Carmine di Bovino.

Giovanni Antonio D’Amato: Pala d’altare Madonna del Carmine, 2°-3° decennio 1600, olio su tela - BOVINO, Chiesa di S.Maria del Monte Carmelo.

One thought on “RILEVANTI OPERE PITTORICHE BAROCCHE

  1. Abusivamente, penso di esprimere il pensiero di tanti, di tutti quelli che amano e vivono a Bovino, il nostro bel paese, cui spesso siam fieri di proporre agli altri, cui tanti ci invidiano, perchè nel tempo, i nostri antenati hanno saputo valorizzarlo e custodirlo, delle tante bellezze che abbiamo, ancora oggi, la possibilità di ammirare. Se poi a tutto ciò, ci sono persone speciali come “TE PASQUALE”, cui ci illumini su tanti particolari, tante piccolezze che a noi sfuggono….allora non ci rimane altro che ..ringraziarti, perchè ci proponi cultura e curiosità che neppure immaginavamo! Che bello! Che bello …averti ….come bovinese!

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