DIALOGO SULLE SEDIE DI UN BAR

4116317645_a8329b6784_zCi è giunta da tale Luigi che non abbiamo il piacere di conoscere,  una lettera che non reca nemmeno uno pseudonimo per firma, ma non possiamo far a meno di pubblicare in quanto mi  sembra proviente da parte di qualcuno dell’associane “colpo in Canna tirata in ballo da Oreste nelle sue precisazioni  del precedente articolo. Teniamo comunque a precisare che nel messaggio contenente il file è fornito di cognome che noi non pubblichiamo in quanto l’autore in altro commento si è firmato solo con Luigi. Precisiamo inoltre che le origini del messaggio sono perfettamente chiare quindi non riteniamo anonimo tale messaggio,

 

LE RISPOSTE CHE NONAVRESTE MAI VOLUTO NSENTIRE DAI GIOVANI DI BOVINO

PROLOGO

E’ la solita fresca serata di metà settembre a Bovino, momento in cui dopo il gran chiasso e i grandi bagordi dell’agosto bovinese, a resistere sono poche ed eroiche persone, nei soliti bar, o nei soliti pub, seduti ai soliti tavolini all’aria aperta, prima di ritirarsi al chiuso degli stessi bar o pub, non appena sarà la nebbia o la pioggia a farla da padrone.
I pochi a vivere il paese anche di sera sono quei giovani che, in un modo o in nell’altro, hanno resistito al richiamo del nord, della grande città, della vita all’estero. A settembre, pian piano anche le persone più “adulte” si ritirano in casa, aspettando San Celestino, Natale, Pasqua, prima di risvegliarsi dal letargo al prossimo agosto bovinese.            Anche gli ultimi turisti abbandonano il campo. L’ultimo, non so come si chiami, non ha mai avuto la cortesia di presentarsi, era seduto proprio ieri su una delle nuove panchine sul corso,intento a discutere animatamente con Gennarino, il brav’uomo dell’origano. Oggi quella panchina è di nuovo, tristemente vuota, pronta ad affrontare l’inverno di Bovino in solitudine. Quando non c’è anima viva, le poche voci presenti rimbombano nel silenzio, e non è difficile ascoltare cosa dicono. Questo è quello che ho avuto l’occasione di ascoltare stasera da un piccolo gruppo di giovani seduto al tavolino di un pub. Li conosco di vista, tutti bravi ragazzi, che davanti a una birra e una coca cola hanno intrapreso una serrata discussione sul paese, sui giovani e sulla loro vita.
IL DIALOGO
PANCRAZIO: Stasera non ci stanno neanche i morti. E’ arrivato Natale!
TOMMASO: No, magari! A Natale qualcuno torna a farci compagnia. Il guaio è il passaggio dal troppo casino al niente totale.                                                                                      ULRICO: Ma chi te l’ha fatto fare? Ti stavi dove stavi, a Bologna. Almeno lì c’è vita e non solo ad Agosto!!
TOMMASO: Già. Ma casa è sempre casa, anche se in questo caso sembra che si trovi nel nulla assoluto.
PANCRAZIO: Mah, questa storia di “casa è sempre casa” non la capisco. Se stai bene in un posto ci rimani, se non ci stai bene te ne vai.
TOMMASO: Forse, amico mio, la fai un po’ troppo semplice. Andare fuori, a studiare o a lavorare, è comunque difficile. Quando sei fuori, per gli altri sei un emigrato. Quando torni a Bovino diventi l’emigrante. E fra un viaggio e l’altro vivi con la sensazione di avere a volte due case, a volte di non averne nessuna. E per me non era una bella sensazione.
ULRICO: Ho difficoltà a seguirti. Qui non è rimasto nessuno, non si fa nulla e se si fa qualcosa, dopo un po scattano la noia e la monotonia.
PANCRAZIO: Infatti! Siamo sempre gli stessi! Su queste sedie presto o tardi ci metteranno il nostro nome. Hanno proprio ragione quando parlano di giovani ubriaconi.
TOMMASO: Mi sembra che stiate esagerando: se torna, uno dovrebbe essere incentivato a restare. Sembra quasi che voi cercate di farmi cambiare idea, suggerendomi velatamente di fare le valige e andarmene.
PANCRAZIO: Non velatamente, te lo diciamo proprio.
TOMMASO: Il morbo dell’ “erba del vicino è sempre più verde” colpisce anche le nuove generazioni. “Quelli al nord sono meglio! Quelli al Nord sono più civili! Addirittura quei ragazzi che restano nei paesi vicini sono svegli e attivi, e sono migliori di tutti i giovani di Bovino che sono
sfaticati”.
PANCRAZIO: Non ci sei andato troppo lontano.
TOMMASO: Ma non vi rendete conto dei talenti che potremmo avere? Di quanta gente qualificata, con un minimo di incentivo potremmo far tornare così da far rivivere davvero questo paese? Ci sono giovani in gamba, anche qui, anche adesso. E voi, che siete parte di loro, siete i primi a non crederci! Non vi sembra triste tutto questo?
ULRICO: Sarà triste quanto vuoi, ma la realtà rimane quella.
TOMMASO: Eppure da quando sono tornato ho notato che qualcosa si sta muovendo: ci sono persone che investono nel paese, così come ci sono nuove associazioni culturali che crescono.
ULRICO: Si, infatti, ci sono quelli della radio. “Colpo In Canna Radio Web”. Che vanno facendo?  Una radio qui è totalmente inutile. Chi li deve ascoltare, quelli? “L’idea già di per sé discutibile, dato l’impatto che una radio di questi tempi può avere su un territorio come Bovino”
TOMMASO: Già, hai ragione, una “perdita di tempo”, però dimostra che i giovani, anche qui, vogliono e possono fare. Potrai non essere d’accordo con l’idea della web radio, potrai criticare il modo in cui viene gestita, ma non puoi non ammettere che qualcosa comunque è nato, ed è cresciuto con la buona volontà. Poi , quando mi dici che ha uno scarso impatto su un territorio come questo, devo assolutamente contraddirti; ti faccio un semplice esempio: per i tanti che non abitano più qui la web radio può rappresentare un piccolo angolo di casa. Ora capisci l’impatto che può avere?
ULRICO: Sarà come dici!
PANCRAZIO: Proprio loro poi si sono messi ad organizzare feste! Dimmi tu se è normale: un’associazione culturale “che non fa cultura”, “un’associazione no profit, di giovani per i giovaniche si preoccupa solo ed esclusivamente di fare serate retribuite nei locali”? E al massimo chefa… radio?
TOMMASO: Parli come un ottuso adesso. Nel 2013 la cultura si fa anche e soprattutto sul web: la musica è cultura; Una web radio, attualmente, è uno strumento così potente da poter creare, per qualche serata, un momento di incontro dove scambiare idee e “creare momenti di riflessione”. In un luogo virtuale certamente, ma comunque diverso dai quei bar tanto colpevolizzati. E comunque anche loro hanno le loro spese e le loro bollette, e associazione culturale “no profit” non vuol dire che i soci, oltre all’impegno e al loro tempo, debbano rimetterci del denaro (oltre a quello speso per il tesseramento). La strumentazione può rompersi, sai? E c’è bisogno di comprare della carta anche solo perscriverla un’idea… figuriamoci per metterla in atto!
PANCRAZIO: Ahahaha, ma dove vivi? Questi qua chissà quali santi in paradiso hanno. Lo sai che “il comune di Bovino ha finanziato in maniera decisa la loro attività, donando loro addirittura una sede e la strumentazione necessaria per fare la radio”?
TOMMASO: Districarsi tra questi tuoi discorsi a volte è davvero complicato. Ripeto, è proprio vero che l’erba del vicino è sempre più verde. Prima si parla di incentivare i giovani e le attività giovanili e poi se il comune non aiuta i giovani si disinteressa, se mette a disposizione una sede a giovani che se non altro ci provano, questi ultimi chissà quali santi hanno in paradiso. Se i giovani non fanno niente, sono sfaticati e dormono. Se hanno delle idee, si mettono in gioco, e ci mettono la faccia rivolgendosi a chi può aiutarli, devono quasi sentirsi in debito con la società. Il comune di Bovino, se può, credo debba aiutare chiunque proponga idee valide. Questo è il punto: non necessariamente deve esserci del marcio. Funziona così ovunque, o almeno dovrebbe. Il problema è che è davvero facile parlare da una sedia o da una panchina sul corso, senza conoscere davvero quello che succede. Proprio come fai tu in questo momento: magari non conosci le intenzioni di quei ragazzi, non conosci i loro progetti e le spese necessarie per portarli avanti, o solo per crescere come associazione. Eppure stai qui quasi infastidito perché il comune ha dato un tetto ad un’associazione , o perché organizzano serate per locali privati (serate che, per quanto ne so, cercano sempre di essere originali e che comunque spezzano la monotonia )
PANCRAZIO: Progetti? Quali progetti? “Sono le idee quelle che mancano a quest’associazione culturale”. Come questa estate hanno dimostrato, proponendo “un’accozzaglia di banalità di cui il paese avrebbe potuto fare veramente a meno”. A differenza della nuova associazione “VIVA BOVINO VIVA che sorprendentemente con pochi giorni di vita e con una sede molto ma molto più piccola di quella dell’altra associazione è riuscita ad organizzare mostre ed eventi e quant’altro di un certo impatto culturale.”
TOMMASO: La nascita di questa nuova associazione è ovviamente un segnale positivo. Tutto ciò che ha organizzato merita il plauso sincero da parte di tutto il paese. Ma nella parola culturale, voglio farti riflettere, può esserci un mondo molto variegato:potrebbe essere che le due associazioni, anche se entrambi culturali, si prefigganno di raggiungere un medesimo scopo, ma con strade e mezzi diversi. Proprio questa estate, tra le tante accozzaglie di banalità, ti sei forse dimenticato dello spettacolo teatrale per bambini; o anche della novità del “That’s talent show” che, mi pare, ha avuto successo. Per non parlare dell’enorme contributo (materiale e umano) per la realizzazione dello spettacolo teatrale “La leggenda del pianista sull’oceano”. Anche quelle sono idee, idee che si sono concretizzate; possono non piacere, o sono lontane dalla tua definizione di cultura. Mameritano, se non altro, un incoraggiamento. I fallimenti e le banalità fanno parte del gioco, e in gioco questi ragazzi si sono messi realmente. Ne conosco alcuni, so le loro storie: sono bravi ragazzi, preparati, che stanno investendo molto del loro tempo in qualcosa in cui credono per fornire un contributo reale a tutta la comunità, al di là delle feste agostane o quelle nei locali. Ho sentito di alcuni loro progetti che non sono andati in porto per motivazioni “burocratiche”, e di altri progetti che sono stati consegnati e hanno permesso loro di avere quella sede di cui parlavamo. E a quanto ne so non sono festicciole! In fin dei conti, quello che manca credo sia la fiducia. Una rondine non ha mai fatto primavera, e aspettare prima di giudicare è necessario per evitare quello che chiamerei disfattismo. C’è bisogno di tempo , di collaborazione, di gente che agisca di più e parli di meno. Se tutti, giovani e non, hanno un unico obiettivo, devono muoversi insieme per raggiungerlo: mettendo da parte le invidie, il giudicare brutta un’idea senza neanche conoscerla e prima che si sia realizzata, perchè chi l’ha avuta non sei tu, e quel “chi” ti sta’ antipatico. La collaborazione può essere anche una semplice chiacchierata, fatta con i diretti interessati, per capire e per criticare. Le critiche devono servire a migliorare e non a distruggere. Solo se c’è tutto ciò, e solo dopo un po’ di tempo, quel qualcosa può essere giudicata una delusione, una montagna che ha partorito il topolino, un fallimento.
ULRICO: Non prendertela tanto. Lo sai bene pure tu che la situazione è grave. E’ inutile
nascondersi dietro un mare di chiacchiere e paroloni. Il disagio c’è ed è evidente.
TOMMASO: Non ho mai detto ne pensato il contrario, non mi nascondo dietro un dito. Non sto qui a difendere tutto e tutti, e ciò che dite merita di essere ascoltato. Quello che non riuscirò mai a capire è l’atteggiamento verso chi fa (chiunque faccia). E’ un po’ come, usando una metafora calcistica, quando gioca la nazionale e diventiamo tutti allenatori migliori di chi allena davvero; perché sceglie di far giocare un altro piuttosto che il nostro beniamino, perché attacca troppo o troppo poco. Giudichiamo troppo facilmente,senza sapere i motivi di una decisione. La differenza è che in un paese come Bovino è possibile essere ascoltati ed è possibile sapere.Non credo, tornando a noi, che questa Colpo in Canna sia una setta massonica segreta. Non credo che per parlare con chiunque faccia parte di tale associazione ci sia bisogno di superare test d’ingresso o prove pericolose, e non credo ci sia bisogno di prenotare. Il paese è quello, tu sai chi sono, e mi sorprende il fatto che non abbia mai avuto l’idea di “informarti”, prima di “non apprezzare pienamente” il loro operato. Sei un giovane seduto su una sedia di un bar. e proprio tu dovresti avere l’energia e la voglia non solo di parlare , ma anche di agire.
PANCRAZIO: In realtà penso che “guardi la cosa nell’unica prospettiva che ti fa comodo”…
TOMMASO: …in realtà credo che sia tu a non aver voglia di capire davvero le altre prospettive.

EPILOGO

ULRICO: Alla fine queste sono solo chiacchiere, da soli non si può cambiare niente se la gente non si sveglia e rimaniamo in pochi a conoscere la situazione
PANCRAZIO: Già, chiacchiere da bar
TOMMASO: Sapete che adesso ho capito il perché prima volevate convincermi a partire. Forse perché è più facile alzarmi da questa sedia, prendermi un drink e poi andare a cercare fortuna altrove, piuttosto che alzarmi e fare qualcosa. Non avete ancora capito che le grandi e le piccole cose si fanno un passo alla volta, che si arriva a molti partendo da pochi. E quando si è pochi, si ha bisogno di aiuto per crescere.”Se un giorno per caso dovesse mai cambiare veramente qualcosa, quella cosa dovreste essere voi…”

3 thoughts on “DIALOGO SULLE SEDIE DI UN BAR

  1. Ma BASTA Oreste e Gennarino! Con questi ragazzuoli è inutile perdere tempo. Si sono messi in testa sta pippa che il grande sacrificio di essere rimasti a Bovino abbia provocato col tempo delle radiazioni che a loro volta li avrebbero colpiti e caricati di super poteri. Si sentono dei SUPER EROI! Questo perchè? Perchè si appellano al fatto che sono rimasti lì. Vorrei ricordare loro che chi se ne va fuori può fare per il paese anche molto molto più di voi. Un esempio concreto è il disco di Lenoci. Lui non vive più a Bovino e lo stesso ha pubblicato un disco su Bovino che può aiutare molti a riflettere! Smettetela di fare i super eroi. Abbiate l’umiltà di accettare le critiche e pensieri diversi dai vostri. Umiltà? E dove abita? Non in via Lastene. Lì ci sono i SUPER EROI, anzi, sarebbe meglio chiamarli SUPER ERRORI!

  2. Posso un pensiero poetico?

    “E cume iè strène stu paèise
    pe ricere nu pensière proprie, iè sempre stète na ‘mprèise.
    E chi ‘dda parlè, riche ieje?
    Le paruòle le puote rìcere sule Ddeje?

    Ma annusulète a me, uagliòune e uagliunàstre
    Se nen ve rète aurìenze, qua devènte nu desàstre!
    Chi tiène n’opiniòune, e chi ne pense deversamente n’ote òune
    Securamènte iè na fertòune, e nen soule pe quaccheròune

    Ma pe tutt lu paèise
    ca ‘nda stu mère tempestòuse
    veje cercanne all’assacreìse
    na soluziòune pe tutte ste cuòse”

    Gennarino, lu vennetòure r’arìghene

    In Italiano per chi non capisce

    E com’è strano questo paese,
    dire la propria opinione è sempre stata un’impresa,
    E chi dovrebbe parlare allora, mi chiedo io?
    Le parole le può dire soltanto Dio?

    Ma ascoltatemi, giovani e giovinotti
    Se non vi ascoltate tra di voi, qua diventa un disastro.
    C’è chi ha un’opinione, e chi una completamente diversa
    Sicuramente è una fortuna, e non solo per qualcuno

    Ma per tutto il paese
    Che in questo mare tempestoso
    Cerca all’improvviso
    Una soluzione a tutte queste cose

    Gennarino, il venditore di origano

  3. Salve a tutti
    Dopo aver letto la risposta della Colpo in Canna e dopo aver sorriso un po’ , ho pensato che dare una breve risposta fosse stato costruttivo e utile ai fini del dibattito che dobbiamo avere e della soluzione che dobbiamo cercare per il paese. D’altronde se Stefano, l’ascoltatore dalla panchina affianco, aveva a suo tempo scritto un dialogo così, era appunto per impostare un dibattito che servisse a qualcosa.
    Allora, innanzitutto mi sono immaginato i membri della Colpo in Canna, che, dopo aver letto quello che penso del paese e che ho avuto modo di dire a Gennarino, e travisando palesemente ogni mia singola parola, come dice giustamente Stefano nei suoi “Chiarimenti”, hanno iniziato la loro guerra personale, forse anche pregiudicando il contenuto, questa volta non per il soggetto (punto di cui Stefano si è preoccupato ampiamente, e ne abbiamo visto la spiegazione al punto 1 dei “Chiarimenti”), ma per un errato preconcetto di CRITICA (la critica infatti è sempre un’analisi in questo caso, e mai una diffamazione)
    LA GUERRA: PANCRAZIO, ULRICO E TOMMASO vs. ORESTE, GENNARINO e STEFANO.
    Peccato che la colpo in canna si scontri con un nemico che non si è mai sognato di cominciare tale guerra, e che nemmeno vuole continuarla. Il nemico vuole bensì fare qualcosa di costruttivo, a differenza dello schieramento opposto che sembra voglia alimentare soltanto le polemiche. Guerra che, ripeto, nulla ha a che fare con i problemi palesati prima, e con la loro risoluzione, e che non ci fa assolutamente bene. Ma va bè, sarà che per voi fare questa guerra sia la cosa più importante, più importante anche della riflessione e della risoluzione dei problemi stessi. Questo vostro atteggiamento spiega tante cose, e sinceramente mi dispiace. I nostri intenti dovrebbero essere gli stessi, ma per voi i miei non lo sono, e questo mi pare stranissimo, visto che Stefano ha scritto i primi dialoghi solo ed esclusivamente per ricercare le medicine, e non di certo per sparare giudizi negativi su tutti; non è certo nel suo stile e non ha certo tempo da perdere per queste cose così inutili. D’altra parte i vostri obiettivi per me non sono gli stessi miei; fraintendimento o verità?
    Dicevo, immaginavo tutti questi “colpoincannari” che, sconvolti da quella che hanno mal interpretato come una missiva di guerra, si sono ritirati nella sede offerta loro dall’amministrazione, a mo’ di conclave, e dopo aver fatto passare quasi 5 lunghi, lunghi, lunghi, lunghi, lunghissimi ed intensi giorni di lavoro dove tutti insieme, barricati in via lastene, hanno spremuto i loro cervelli per cercare di creare un’opera d’arte, hanno finalmente pubblicato quella che è una conferma di tutto quello che Stefano scrive nei suoi “Chiarimenti”, e che anche io condivido.
    Infatti il dialogo tra Pancrazio, Ulrico e Tommaso è stata semplicemente un’altra, solita OCCASIONE PERSA per Bovino. Questo dialogo della colpo in canna poteva servire soprattutto come modo per esprimere i propri pareri circa la situazione del disagio di Bovino e dunque per formulare un’analisi della situazione e una soluzione alternativa rispetto la mia per confrontarci e ragionare, e in secondo luogo come difesa personale, legittima difesa che doveva arrivare. PURTROPPO è stata soltanto un’apologia, che pur doveva essere legittima, ma solo un’APOLOGIA, ripeto, che per il fatto che è manchevole di un’analisi della situazione, non CI AIUTA, NON AIUTA NESSUNO, NON E’ COSTRUTTIVA!!!
    Dopo questa riflessione sul contenuto, mi piacerebbe ricordare alcuni versi poetici estrapolati dal vostro dialogo che mi hanno colpito e fatto sorridere, che non c’entrano nulla, o poco, con la soluzione che insieme stiamo cercando, e che servono soltanto per sdrammatizzare un po’ e per chiudere il discorso:
    1) “il giudicare brutta un’idea senza neanche conoscerla e prima che si sia realizzata, perchè chi l’ha avuta non sei tu, e quel “chi” ti sta’ antipatico”
    Mah? Come? Come faccio a giudicare un’idea che non conosco e che non è realizzata? Cosa giudico, l’aria? Non capisco. Se ho fatto delle analisi è naturalmente in base a quello che avete realizzato. Fino ad ora avete avute delle idee e le avete concretizzate. Soprattutto durante questa estate. E allora queste sono state discusse. A cosa devo fare riferimento, a presunte idee che sono nella vostra mente e di cui solo voi siete a conoscenza? Dovete sapere che le analisi si operano su cose reali, e non sulle vostre fantasie. Si operano anzi SUI FATTI, e non sul nulla. Perciò quando concretizzerete altre idee, sarò super felice di fare un’analisi della situazione! Non mi state antipatici, ma solo a voi sembra così. Le due frasi che ha avuto modo di citare Stefano nei “Chiarimenti” ne sono la dimostrazione. E ve le riposto tanto per non farvele dimenticare : “questi ragazzi sono una delle poche speranze per la svolta concreta della gioventù bovinese” / “il faro che guida la possente nave dei giovani di Bovino in questo mare buio ed oscuro che è la realtà del paese”…;
    2) “In fin dei conti, quello che manca credo sia la fiducia. Una rondine non ha mai fatto primavera, e aspettare prima di giudicare è necessario per evitare quello che chiamerei disfattismo”
    Figli miei, sono già 2 anni che esistete come radio, e quasi 1 come associazione culturale. Cosa dobbiamo aspettare per analizzare il vostro operato? La fiducia c’è eccome, e traspare sempre dalle famose due frasi che vi ho riservato, ma quando vi si può compiere un’analisi? Quando morite? Mi metterò in lista di attesa allora. ;
    3) “… ma comunque diverso dai quei bar tanto colpevolizzati. E comunque anche loro hanno le loro spese e le loro bollette, e associazione culturale “no profit” non vuol dire che i soci, oltre all’impegno e al loro tempo, debbano rimetterci del denaro (oltre a quello speso per il tesseramento)…”
    Innanzitutto come scritto nel nostro dialogo, “…Ed è l’unica soluzione qui da voi. E si chiama Bar. Non che io dica che il bar non debba essere un luogo di aggregazione, ma dico semplicemente che non dovrebbe essere l’unico!”, i bar non sono affatto colpevolizzati, ma tristemente e realmente sono l’unico spazio di aggregazione presente a Bovino. Voi non ne avete colpe. Per quanto riguarda la questione dell’associazione no profit, dal punto di vista legislativo “Lo scopo ideale di un’associazione è l’organizzazione collettiva costituita per il perseguimento di uno scopo di natura NON ECONOMICA o, comunque, in antitesi con le società lucrative…”. Questo non comprenderebbe nemmeno le serate nei locali. Ma so benissimo le difficoltà per gestire l’economia in queste situazioni, quindi non vi giudico negativamente, sempre come c’è scritto nel nostro dialogo “Non dico che queste cose non ci debbano essere”, “Cavolo, io capisco che abbiano bisogno di soldi per andare avanti”. Il problema, ripeto, è quello che impostate come priorità: se siete un’associazione culturale, la prima cosa è la cultura, è semplice. Ma tempo al tempo, lo so benissimo ormai;
    4) ” E’ un po’ come, usando una metafora calcistica, quando gioca la nazionale e diventiamo tutti allenatori migliori di chi allena davvero; perché sceglie di far giocare un altro piuttosto che il nostro beniamino, perché attacca troppo o troppo poco.”
    Credo liberamente che il mio pensiero sia abbastanza argomentato bene tanto da non sembrare una mera polemica o chiacchiera da bar, piuttosto un’analisi strutturata, a differenza di altre pseudo analisi che ho avuto modo di leggere in tale occasione, e che potrebbe generare riflessioni. Dicendo così sembra che quasi nessuno abbia il diritto di esprimere la propria opinione circa l’operato di un allenatore. Un appassionato di calcio che critica l’allenatore ad es. potrebbe anche essere mille volte più bravo di lui, se le sue argomentazioni fossero impostate bene. A questo punto mi rifaccio all’art. 21 della Costituzione Italiana che sancisce il diritto di critica: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Tutti, come avete visto, possono dire la loro, anche un perfetto sconosciuto amante del calcio può dire la sua e dire, forse giustamente meglio dell’allenatore, o forse ingiustamente peggio, quello che pensa;
    Con la speranza che prendiate questa lettera e le altre non come offese personali , bensì come motivo per crescere insieme e discutere, e con la speranza che nelle prossime missive da parte vostra si respiri un’atmosfera di pace e serenità che piuttosto che proporre apologie serva per proporre idee e soluzioni, vi saluto con affetto
    Au revoir, il vostro Oreste

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