Una Sintesi della Storia del Santuario di Valleverde elaborata e curata dall’architetto Sabato Antonio Marseglia


 La più antica documentazione dell’apparizione della Madonna di Valleverde nel luogo dove ora sorge l’omonimo Santuario è costituita dalla Leggenda in lingua latina, trascritta  da   un  anonimo  amanuense  nel  XIV secolo  negli  spazi  vuoti  di  una  delle < colossali Bibbie > di Bovino, risalenti all’XI secolo, ora codici vaticani 10510-10511, donate nel 1897 a Leone XIII dal Capitolo della Cattedrale.
            Su richiesta di un certo Primiano, il Vescovo Ruggero (1329-1340), dei Frati Minori di S. Francesco, descrive < Qualiter ecclesia Vallis viridis inventa extit et costructa > e riferisce la data di fondazione – Anno Domini MCCLXV, regnante Carulo Sicilie rege ( da leggere 1266).

            In dettaglio descrive che nella località chiamata Mengacha, in un bosco di querce e di lecci, la Vergine apparve ( in sogno ) al legnaiolo Niccolò presso una sorgente, esortandolo a convincere clero e cittadini a edificare una chiesa in suo onore. < Figlio mio, io sono la Vergine Maria, madre di nostro Signore Gesù Cristo, ………Una sola cosa voglio e ti dico che tu vada a Bovino e riferisca al clero e ai cittadini che Santa Maria che un tempo dimorava in un territorio, il cui nome era Chiesa di Santa Maria di Valle Verde, per la cattiveria e l’iniquità degli abitanti di quel paese, per volere di Dio suo figlio, se ne allontanò e ora vuole dimorare e stare in Puglia nel territorio di Bovino a difesa dei suoi abitanti, i quali vengano e mi costruiscano una casa, il cui titolo sia chiesa di Santa Maria di Valle Verde >…..< Vieni con me; e accompagnandosi insieme, raggiunsero lo stesso luogo, dove per la prima volta Niccolò aveva visto la Signora, ed Ella gli indicò il lato della lunghezza e della larghezza della chiesa e dove dovessero essere le porte e l’altare, segnandolo con fronde  intrecciate  dall e sue  santissime mani >….< Veduto questo, il Vescovo, i preti e i cittadini lodarono il Signore e la sua Santissima Madre cantando un Te Deum di ringraziamento per la grazia ricevuta ed incominciarono subito a cavare i fondamenti della Chiesa, conforme al disegno e modello fatto dalla Beata Vergine. E sparsasi la fama di questo nella Puglia, tutti i Vescovi vicini vi accorsero con i loro cleri, cantando le litanie ed altre lodi spirituali. E cavati che furono i fondamenti, vi posero le pietre benedette da dodici vescovi, il primo dei quali fu Vescovo di Ascoli, come primo degli altri giunto sul luogo, ed anche come primo di tutti i Vescovi suffraganei della Metropoli di Benevento. E cominciarono poscia ad edificare la chiesa, la quale in breve tempo fu finita e dedicata al nome di essa gloriosissima e sempre Vergine Maria di Valleverde e vi collocarono il suo simulacro, di bellissima scultura, col Figlio in braccio. I Vescovi che furono presenti alla benedizione delle prime pietre, quando si edificò la suddetta chiesa, sono i seguenti: il Vescovo di Ascoli, il cui nome non si sa; Guglielmo, Vescovo di Melfi; Giovanni, Vescovo di Rapolla; Ursino, Vescovo di Monteverde; Antonio, Vescovo di Lacedonia; Perenne, Vescovo di Lesina; Bartolomeo, Vescovo di Lucera; Zaccaria, Vescovo di Bisaccia; Benedetto, Vescovo di Volturara; Odosio, Vescovo di Trivento; Battista, Vescovo di Bovino; Giovanni, Vescovo di Termoli .

Foto originale di una pagina delle “Due bibbie di Bovino” con la storia dell’apparizione di Valleverde.

                   La costruzione della primitiva Chiesa, dedicata a S. Maria di Valleverde, fu iniziata dal Vescovo Giovanni Battista a partire dal 1266 nella località chiamata Mengacha nel bosco dove Niccolò per la prima volta aveva incontrato in sogno la Madre di Dio. Dopo poco tempo, forse già nel 1266, la chiesa si ergeva decorosa e aggraziata in un accogliente anfiteatro naturale. Le sue dimensioni erano ridotte e rispondevano verosimilmente a quelle riportate dal Nicastro, che afferma che essa “ misurava pochi palmi corrispondenti  a poco  più di 70 metri quadrati ”. L’interno era rude e spoglio e ben presto le nude pareti si coprirono di torce votive. Sull’altare invece rifulgeva e troneggiava il simulacro ligneo di bellissima fattura della Vergine Maria di Valleverde col figlio in braccio.
            Per incrementare il culto e accogliere degnamente i devoti che numerosi accorrevano, il Vescovo Mainerio nel 1286 eresse attiguo alla Chiesa un eremo ( o piccolo Cenobio ) che nel 1287 affidò ai monaci dell’abbazia Cistercense di S. Maria di Ripalta, sul Fortore.
                   I Cistercensi promossero con zelo instancabile l’amore verso la Vergine e con la loro edificante vita santificarono quel Santuario, luogo prediletto da Maria. La devozione alla dolce Regina si propagò così ovunque e dai paesi vicini e lontani accorreva gente a venerarla.
           I Cistercensi restarono a Valleverde per 321 anni, fino al 1608, quando fu soppressa la Badia di S. Maria Maggiore ed il Cenobio di Ripalta, da cui dipendeva.
            In seguito, dopo essere stato per molti anni dimora di qualche eremita, nel 1658 fu dal Vescovo Vincenzo Roviglione eretto in abbazia laicale.
            Nel 1745, il Ven. Vescovo Mons. Lucci unì i beni dell’abbazia di Valleverde al Collegio dei Mansionari della Cattedrale di Bovino, affidando ad essi la custodia del Santuario.
            Ai Mansionari  successero nel 1842, per opera del Vescovo Mons. Farace, i Frati Minori osservanti, che vi restarono fino al 1901. Nel periodo della loro permanenza ampliarono il Convento, costruirono la fontana e abbellirono la Chiesa. In quest’opera furono aiutati dal Cavaliere Giuseppe Dentice dei Duchi di Accadia. Nel 1876, per iniziativa del Vescovo Mons. Cantoli, la sacra immagine della Vergine venne solennemente incoronata previa deliberazione del Capitolo Vaticano.
            Dal 1901 al 1912 il Santuario tornò ad essere ufficiato dal clero secolare di Bovino. Nel 1910, su istanza del Vescovo Mons. Padula, il santo Padre Pio X , con venerato  decreto della Congregazione dei Riti, dichiarava e costituiva < la Beatissima Vergine di Valleverde Compatrona ugualmente principale, insieme a S. Marco Vescovo e Confessore, della città e della diocesi di Bovino >, ordinando altresì che la festa della stessa Compatrona fosse celebrata il 29 agosto in tutta la diocesi.
           Nel 1912 il Convento e la Chiesa di Valleverde furono affidati alla Comunità religiosa dei PP. Passionisti fondata da S. Paolo della Croce. Grazie al loro zelo e alla munificenza del Vescovo Fiodo alla fabbrica del Convento furono aggiunti due nuovi bracci, che uniti agli antichi, anch’essi restaurati, formavano un bel quadrilatero. Venne altresì restaurata la Chiesa, ridotta a forma semplice e decorosa e arricchita di due altari laterali in marmo, con le statue del Sacro Cuore di Gesù e di S. Giuseppe, di due pile per l’acqua benedetta e di una spaziosa sagrestia. Nel 1914 la Chiesa fu solennemente consacrata dal predetto Vescovo Mons. Fiodo ed ascritta alla patriarcale Basilica di S. Maria Maggiore.
I Passionisti, nel 1921, appena dopo nove anni lasciarono il Convento e il Santuario che tornarono alla cura dei Canonici del Capitolo Cattedrale di Bovino. Dopo una breve  presenza dei Padri Missionari Comboniani  nel 1927, la custodia del Santuario  nel 1930  venne affidata dal Vescovo Mons. Cuccarollo  alla Congregazione Religiosa “Società Divine Vocazioni “, comunemente chiamata dei Padri Vocazionisti , fondata da don Giustino Russolillo. Intanto il terremoto del Vulture  aveva danneggiato notevolmente il Santuario che necessitava di interventi urgenti che attuati con l’impegno dei  Padri Vocazionisti  e  l’appoggio dell’allora Podestà , Antonio Manuppelli, impressero alla chiesa “ un nuovo carattere architettonico, sia nel prospetto  che all’interno” da farla sembrare una aggraziata piccola basilica “. Una bella facciata di stile lombardo con tre porte che guardavano Bovino. Lunga 16 metri e larga poco più di 14, a tre navate, divise da due ordini di grosse colonne di cemento architravate e illuminate da finestroni. Nell’abside della navata centrale, sovrastava l’altare di marmo la nicchia con l’Immagine taumaturga della Vergine; una piccola balaustra delimitava il presbiterio. Sulle pareti di fondo delle due navate laterali gli altari del S. Cuore di Gesù e di S. Giuseppe. A fianco di quest’ultimo  la nuova spaziosa sagrestia, da dove una scala portava al Convento, fornito di due cori. Pochi fregi di stucco adornavano la navata centrale. Ai lati della nicchia, due modesti affreschi che rievocavano  l’apparizione della Vergine e la posa della prima pietra della Chiesa e, al di sopra in giro, gli stemmi dei 12 vescovi  che secondo la tradizione intervennero alla sacra cerimonia.

Gli stemmi dei dodici vescovi intervenuti per la posa della prima pietra nel 1266, così come erano raffigurati nel vecchio Santuario.

Zelo ed impegno nella diffusione della devozione alla Vergine di Valleverde caratterizzano l’apostolato dei Padri Vocazionisti  negli ultimi decenni del XX secolo. Nel 1965, mentre si preparavano le manifestazioni per il VII centenario dell’Apparizione, si scoprì che sotto le pesanti e manierate vesti seriche seicentesche del Simulacro della Madonna si nascondeva una pregevolissima scultura medioevale di rara bellezza. La statua   venne  così sottoposta a restauro dal prof. Banella, previa approvazione della Soprintendenza ai Monumenti di Bari, e riportata al suo antico splendore. Il ritorno al culto della miracolosa Immagine della Vergine mirabilmente restaurata avvenne solennemente nel santuario nell’ottobre del 1965  con l’intervento di Mons. Pirotto Amministratore Apostolico di Bovino e di tre vescovi polacchi, tra cui il futuro Papa Giovanni Paolo II, Mons. Karol  Wojtyla, allora arcivescovo di Gracovia.  L’instancabile opera dei Vocazionisti aveva portato, nel frattempo, alla costruzione di nuovi edifici. Negli anni ’60 veniva realizzata la Casa del Pellegrino, nel decennio successivo l’Orfanotrofio, grande edificio per ospitare ragazzi poveri ed orfani, che reso inagibile dal dissesto del suolo e dal sisma del 1980, venne demolito nel 1996. Ma l’opera più imponente realizzata dai Vocazionisti e dai devoti resta la costruzione del nuovo Santuario.  L’idea, partita da lontano, necessaria perché l’antico santuario non era più idoneo a contenere i numerosi fedeli, si tramuterà, nel tempo, in realtà. Il 26 maggio 1966, nella ricorrenza del VII centenario dell’Apparizione, con una solenne concelebrazione dei vescovi di Bovino,  Troia, Foggia, Ascoli Satriano, Ariano, Termoli, Melfi, S. Severo, Nicastro, Pege, del Santuario di Pompei  e dell’abate di Montevergine, e con la partecipazione di tutti i sindaci della diocesi, si  procedette alla benedizione e posa della prima pietra dell’erigendo nuovo Santuario. Nel 1976 il progetto fu approvato  dalla Commissione di Arte Sacra  e iniziarono i lavori che si protrassero a lungo  fino alla sua conclusione, che avvenne nei primi mesi del 1987, dopo aver nel frattempo demolito inopportunamente prima  il convento e successivamente il vecchio santuario.

Il nuovo Santuario  venne solennemente benedetto il 25 maggio 1987 da Papa Giovanni Paolo II e consacrato da Mons. De Giorgi, Arcivescovo di Foggia-Bovino, il 7 giugno 1987.

Il nuovo Santuario benedetto da Papa Giovanni Paolo II.

La nuova costruzione  comprende la Chiesa, la Sagrestia e la Cripta. La Chiesa è a pianta triangolare con vertici smussati. Un’alta lanterna esagonale è sorretta da pilastri obliqui che lasciano intravedere una piramide a base triangolare; tra i pilastri e le travi orizzontali sono innestate le vele di copertura. Sui due lati dell’aula spazi di forma trapezoidale. Ai lati del portale d’ingresso si aprono nicchie triangolari ospitanti le statue del S. Cuore di Gesù e di S. Giuseppe. Sul fondo dell’aula liturgica, sopraelevato, c’è uno spazio riservato alla teca contenente l’antica statua della Vergine di Valleverde servito da due deambulatori e scale di accesso. Al di sotto dello spazio che ospita la teca, c’è la Sagrestia alla quale si accede tramite due scale, laterali all’area presbiteriale. Dall’atrio due scalinate portano alla Cripta seminterrata a pianta ottagonale che si estende al di sotto del sagrato. Adornano il Nuovo Santuario diverse opere d’arte. Nella Chiesa: il pannello mosaico raffigurante il bosco di Valleverde a sfondo dell’immagine della Vergine; il gruppo scultoreo di bronzo dorato comprendente il Tabernacolo sormontato da una colomba, collegato alla sede del celebrante da un ampio drappo sostenuto da angeli; i due bassorilevi  sulle pareti esterne  dei due dembulatori  raffiguranti i dodici vescovi contemporanei presenti alla rifondazione della Chiesa; le tre porte bronzee : quella centrale  con pannelli raffiguranti i dodici vescovi presenti alla prima dedicazione del tempio e gli  Ordini Religiosi  a cui nel tempo fu affidato il santuario; quella laterale sinistra con pannelli dedicati alla Vergine Maria, alla costruzione del santuario, all’incoronazione e a momenti di devozione della popolazione; quella  laterale destra  con pannelli che rappresentano l’Annunciazione, la visita della vergine a S. Elisabetta, la circoncisione di Gesù, la fuga in Egitto, Gesù tra i dottori nel tempio e la Pentecoste. Opere tutte dello scultore Franco Troiano. 

Una delle tre porte di bronzo del Santurio con raffigurate scena della vita della Madonna.

Nella cripta: i sette pannelli bronzei  dorati a bassorilievo raffiguranti la storia del santuario e le due visite di Giovanni Paolo II  realizzati da Pellegrino Banella  e l’Urna contenente le reliquie dei Martiri d’Otranto.
 
 
La Statua della Vergine Maria di Valleverde
 
   Finita la chiesa in breve tempo, vi collocarono il Simulacro della Vergine di bellissima scoltura col  Figlio in braccio >. Così la leggenda del Codice Vaticano.Il primo a descrivere la scultura è il maggiore storico della Madonna di Valleverde, Mons. Francesco Barone – Arcidiacono della Cattedrale e Vicario Generale della diocesi – uomo colto e molto devoto della Madonna, che ebbe più volte agio di osservarla da vicino nel 1905 :L’immagine della Beata Vergine è in legno resistente, forse di cedro, di quercia o di pino. E’ un tavolo di grande spessezza con ’effigie ad alto rilievo, di cui solo la testa presenta la sua integrità, il resto della persona è intagliata a metà. La statua è seduta su di una sedia a bracciuoli , benchè il modo con cui fu vestita ed adorna, presenti le sembianze di una immagine completa eritragga l’aspetto di persona ritta in piedi. La Madonna ha la mano destra in atto di benedire, e sulla sinistra regge il Bambino, che ha similmente la destra atteggiata a benedizione, e sulla sinistra sostiene il piccolo globo. Verso di Lui, spirante di gioia dal bel viso vivace e sorridente, guarda la Madre con tenerezza pensosa.
L’ immagine si presentava ricoperta di vesti di seta traboccanti di gioielli, acconciata con una leziosa parrucca a biondi riccioli seconda una chiassosa maniera seicentesca.
Per un caso fortuito nell’agosto  del 1964, in preparazione alla festa del 29, volendo dare al Simulacro , rimuovendolo dalla nicchia, una ripulita alle vesti,  si  scoprì che sotto le manierate vesti si nascondeva una pregevolissima scultura medioevale di rara bellezza e di notevole valore artistico. Ne fu informata la Soprintendenza ai Monumenti di Bari e quella  di Firenze che, riconoscendone l’importanza artistica,  ne promossero il restauro. Il restauro fu affidato al fiorentino prof. Pellegrino Banella, noto per aver restaurato il Crocifisso di Michelangelo, che con rigore scientifico, una costanza e una pazienza certosina ha riportato  la policroma scultura  della Vergine alla sua primitiva bellezza.
  La Vergine regina , scolpita in altorilievo su una  tavola in origine profilata a capanna, siede con composta eleganza su un trono dall’alto schienale cuspidato; il Bambino che ha sulle ginocchia è opera del restauratore. Il massiccio sedile è ornato sulle fasce dei pilastri da motivi geometrici a finta tarsia, mentre lungo la cornice orizzontale si susseguono piccole bifore di taglio gotico. Il cuscino rigonfio  è rivestito da una stoffa preziosa ricamata a losanghe racchiudenti l’insegna del giglio. Larghe bordure a fiorami e una cintura alla moda impreziosiscono la tunica; il mantello cinge morbidamente il capo e ricadendo dalle spalle scende ad avviluppare le ginocchia, mostrando nel ripiegarsi la fodera di vaio, per poi raggiungere con i lembi estremi che scendono verticalmente a destra, il gradino del trono. Se nel busto esile e allungato, nella grazia aristocratica del volto reclinato, si avverte l’eco di forme di intonazione nordica, nell’impianto della parte inferiore della figura permane il retaggio romanico. La datazione tradizionale riferisce la scultura agli anni della conquista angioina. L’iterazione del giglio nel tessuto a losanghe che riveste il cuscino del trono potrebbe alludere a una ingerenza della corte. Si è portati ad attribuire l’opera a uno scultore di estrazione meridionale, in rapporto di familiarità con la produzione umbra  e   a collegarla  con la presenza dei cistercensi ( a partire dal 1287).
Già  nel 1926  Mons. Croce   riteneva:   < se non con certezza assoluta, con soda probabilità, che la sacra Immagine sia opera della seconda metà  del secolo XIII, quando cioè era terminata la costruzione della chiesa di Valleverde. Questo indizio cronologico viene confermato dai caratteri dell’Immagine che mostrano già avvenuta la trasformazione iconografica mariana e non ancora cominciata l’epoca del rinascimento. Non è la Madonna del tipo ieratico bizantino che riempie l’animo di sacro rispetto, ma la vergine lieta  della sua maternità; la Vergine dolce , misericordiosa e bella, che indi a poco sorriderà alla fantasia e al cuore del divino poeta ed alle trepide speranze del Petrarca……Il viso della Vergine, un dolce ovale dai lineamenti purissimi e dalle tinte leggermente rosee, è di una bellezza soave e maestosa ad un tempo, cosa veramente gentile, visto una volta, non si dimentica più. Quegli occhi, lievemente incisi e segnati, hanno una espressione di regale dignità e di affetto materno, e destano nell’animo del riguardante timore filialmente riverenziale e amore confidente. Quelle labbra paiono che da un momento all’altro debbano schiudersi a pronunziare quella parola che il cuore invoca e aspetta >.
 
Bibliografia :
V. Maulucci, P, Lombardi, il Santuario di Santa Maria di Valleverde della città di Bovino Otto secoli di devozione e di fede, Foggia, 2002.
E. Leone, La Madonna di Valleverde, Foggia, 1966.
F. Barone, La stella della Daunia Memorie storiche del Santuario mariano di Valleverde, Napoli, 1901.
M. Croce, La Madonna di Valleverde ed il suo Santuario, Padova, Tip, Vesc.,1926.
M-S. Calò Mariani, Icone e statue lignee medievali nei santuari mariani della Pugllia – La Capitanata, in Santuari Cristiani d’Italia – Committenza e fruizione tra medioevo e età moderna, a cura di Mario Tosti, Ecole Francaise de Rome, 2003.
M. Vattasso, Le due Bibbie di Bovino, Roma, Tip. Vat., 1900.
G. Salerno, Santa Maria di Valleverde, Napoli,Ed. Vocazioniste, 1987.
C.G. Nicastro, Bovino storia di popolo vescovi duchi e briganti, Amm.Prov. Fg,1984.

SAM 2012

Le foto sono di Ventoamico.

4 thoughts on “Una Sintesi della Storia del Santuario di Valleverde elaborata e curata dall’architetto Sabato Antonio Marseglia

  1. Non so se esiste (Ma non credo) una versione digitalizzata de “Le due Bibbie di Bovino” del Vattassio, ma di certo si trova in commercio mi sembra a 19 €.
    Per maggiori informazioni e caso mai una fotcopia di quella in mio possesso, puoi contattarmi tramite uno dei mezzi che trovi a disposizione nella Pagina “Ci siamo” di questo blog.

  2. Salve, avrei bisogno di un’informazione; del ‘Vattassio “Le due Bibbie di Bovino” ‘ esiste una versione digitalizzata e, se si, è possibile condividerla? Grazie

  3. Caro, Marcuccio, sono in possesso del testo completo del Vattassio “Le due Bibbie di Bovino” ma ciò nonostante mi sarebbe cosa gradita se mi mandassi un articolo completo di delucidazione in materia per quanti non sanno, da pubblicare a tuo nome, perchè come sai mi è gradita la collaborazione.
    Grazie a te e a quanti altri vorranno darmi una mano con notizie rguardanti Il nostro Santuario e la storia di Bovino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.


*