LETTERA APERTA DELLA DOTT.SSA FRANCESCA MARIA PROCACCINI

LA DOTT.SSA  FRANCESCA M. PROCACCINI, IN UNA LETTERA APERTA AL SINDACO DI BOVINO, A SPADA TRATTA, E CON AMORE E PRECISIONE, DIFENDE LA STORIA E GLI STORICI DI BOVINO, DIVENUTI OGGETTI DI MISTIFICAZIONE  DA RECENTI  FATTI E DICHIARAZIONI.

A:            Gem. Michele Dedda
               Sindaco del Comune di Bovino (Fg).

 

 E  p. c:  S. E.: F. P. Tamburrino,  Vescovo di Foggia-Bovino — Don Stefano Caprio,            titolare della Basilica Concattedrale di Bovino — Prof.ssa O. Kvirkvejia, BovIno —  Prof. M. Lenoci,  assessore alla cultura del Comune di Bovino.

                                                                                                      Bovino, 28 maggio

         Gentile Signor Sindaco,

                   In relazione al lavoro della Prof.ssa Olga Kvirkveljia dal titolo “ Bovino e Guevara….Letteratura “, come cittadina di Bovino ritengo doveroso fare delle precisazioni e, al fine di scongiurare fraintendimenti, inizio riportando integralmente le affermazioni che detta Professoressa ha esposto nelle prime cinque righe e mezzo dell’introduzione al lavoro in questione. < Tutti parlano del brillante passato di Bovino, della sua ricca storia, però ….in modo misterioso non sono sopravvissute quasi tutte le tracce dei secoli precedenti. I materiali archeologici – almeno quelli che si possono vedere nel museo civico- non sono molto importanti : le fonti d’archivio esistenti sono parziali ed in alcuni casi dall’origine sospetta; i libri ed i manoscritti più preziosi sono stati regalati o semplicemente spariti…. E oggi la storia della città è ricca solo di lacune >.
                        Ora, questo lavoro della Prof.ssa Kvirkveljia mi è parso piuttosto farraginoso e frammentario; ma, a mio avviso, non è questo il punto: chiunque desideri dare un contributo alla ricerca su una determinata civiltà può certamente farlo; il suo apporto potrà essere più o meno valido, in quanto ognuno si esprime al livello che ha, ma lo stesso è sempre da accettare se condotto con conoscenza della storia ed onestà intellettuale. Ciò che invece si rimprovera alla Prof.ssa Kvirkveljia è l’atteggiamento negativo sia sotto il profilo intellettuale sia sotto quello morale nei confronti del patrimonio materiale e spirituale trasmessoci dai nostri avi.
                        Come ha potuto affermare costei che i materiali archeologici esistenti nel nostro museo civico non sono molto importanti, quando possiamo vantare reperti come le stele antropomorfe che qualificati archeologi, quali  M.L. Nava  ed Acanfora, hanno datato all’età   del   Bronzo    Finale –  inizio  dell’età  del   Ferro  o  all’età   del  Ferro  e  definite < eccezionali manufatti >, in quanto la stilizzazione delle parti anatomiche umane per i significati antropologici che reca con sé costituisce una pietra miliare lungo il percorso evolutivo dell’umanità ? Infatti, la stilizzazione presuppone l’interpretazione della realtà e dunque denota consapevolezza di valori religiosi nella loro accezione più ampia e quindi sociali. Chi lo desideri può consultare l’ampia letteratura in materia. Certo, Bovino è un paesino arroccato sulla cima di un monte e pertanto non può avere la ricchezza di reperti del Museo della Preistoria o del Museo di Arte Antica o di Arte Medievale di Roma; ma per essere un piccolo insediamento abitativo ha un patrimonio storico-artistico notevole. E tengo a dire che non solo la sezione preistorica, ma anche quella preromana, la romana e la medievale mostrano reperti di sicuro interesse. Per non parlare delle numerose tracce della storia che vivono all’interno del nostro tessuto urbano le cui origini risalgono a millenni addietro.
                        E  venendo  alle  altre affermazioni su riportate e che  culminano  nella frase < …..E oggi la storia della città è ricca solo di lacune.>, le stesse sono veramente mistificatorie, in quanto fanno apparire il nostro retaggio avito diverso dalla sua realtà storica, documentata invece con rigore scientifico dai nostri insigni studiosi. Esse suonano in modo atroce nelle nostre coscienze di cittadini grati al lavoro strenuo, minuzioso, scrupoloso, rigoroso e appassionato dei nostri ricercatori che hanno dedicato decenni della loro vita alla ricerca ed allo studio delle fonti storiche della nostra città, scandagliandone la validità con rigore scientifico. Noi veneriamo la loro memoria con profonda gratitudine e ci piace menzionarne alcuni e, peraltro in ordine alfabetico, poiché sono stati tutti grandi per il loro livello culturale e morale : il Prof. Arch. Carlo Ceschi, l’Avv. Gabriele Consiglio, il Dr. Cesare Durante, il Prof. Vincenzo Maulucci, il Dr. Carlo Gaetano Nicastro.
                        I predetti studiosi sono ora nella luce della verità eterna e quindi possono solo continuare a far sentire con i loro scritti il peso intellettuale e morale delle loro acquisizioni, ma non possono più difendere a viva voce il loro operato; pertanto, dobbiamo essere noi ad alzare la nostra voce e ad affermare con vigore che i loro studi sono stati condotti con rigore e scrupolo di ricerca sulla base di testimonianze salde e sicure, indagando bolle e diplomi, note di archivio e pergamene, epigrafi e reperti archeologici, lapidi e frammenti, documenti tutti di sicura tradizione. Per cui, affermare che il lavoro di questi studiosi è lacunoso denota ignoranza della storia e mancanza di onestà intellettuale. Ad esempio, il Dr. Carlo Gaetano Nicastro nelle sue opere, e suggerisco di rilevarne l’elenco alla pagina 14 dell’introduzione che l’avv. Gabriele Consiglio ha voluto scrivere all’opera più importante di questi “Bovino storia di popolo, vescovi, duchi e briganti”, suffraga con note minuziosissime le sue esposizioni. Pertanto, se è vero che non bisogna aver paura di mettere in discussione le proprie certezze, quale ne sia la natura, è pur tuttavia altrettanto vero che non si può discutere il dato storico reso incontrovertibile sulla base di ricerca condotta con rigore scientifico. E poi per quanto riguarda qualche evento, un alone di leggenda scalda nel cuore ed aumenta il fascino della storia! “ Che importanza ha stabilire che Bovino battè moneta propria, se la magnificenza di municipio romano nell’epoca imperiale è acquisita alla storia ?”. Mi è piaciuto citare le parole dell’Avv. Gabriele Consiglio scritte alla pagina 15 dell’introduzione all’opera principale del Dr. Nicastro. Dunque, bando alla superficialità investigativa e spazio ad approfondimenti di ricerca intellettualmente onesti, volti a valorizzare sempre più la nostra storia. Non permetteremo mai che decenni di ricerca scrupolosa e appassionata da parte dei nostri studiosi “ per tessere la Storia nostra, che è pure Storia di eroi, di martiri, di scienziati e di eruditi….” – ho voluto riportare le parole testuali del Dr. Carlo Gaetano Nicastro contenute nella dedica ai concittadini della diletta Bovina premessa alla sua opera su riportata – possono essere bruciate via da espressioni insensate. Le parole “ diletta Bovino “ sono del Dr. Nicastro.
                        Noi a Bovino accogliamo tutti, sempre memori che l’ospite è sacro, ma esigiamo il riconoscimento della validità dell’onesto e appassionato lavoro  dei nostri studiosi, lavoro che suscita in tutti noi l’amore e l’orgoglio per le nostre radici, le nostre tradizioni, la nostra storia. Disgraziatamente, il libretto in parola con il suo carico di mistificazioni è finito nei più diversi paesi del mondo, portatovi dagli ignari oriundi in visite a Bovino durante il periodo estivo. Ciò è gravissimo, poiché esso relega la nostra identità storica in una nebulosa nella quale chiunque può dire ciò che vuole pur di darsi un ruolo di ricercatore. E’ indispensabile alzare la guardia, affinchè un fatto del genere, così tanto increscioso, non abbia mai più a verificarsi, pena la cancellazione della storia del nostro popolo.
                        Ora, alla luce di quanto esposto, ritengo indispensabile far menzione dell’apertura al pubblico del locale sottostante la sacrestia della Cattedrale, dove a seguito di lavori di pulizia sono state rinvenute sepolture con relativi oggetti di interesse storico, quali frammenti di vestiti, in alcuni casi quasi interi, bottoni, fibbie, scarpe e molto altro. Questa iniziativa in sé certamente lodevole, ha dato adito a molte discussioni sui metodi di lavoro seguiti e sull’importanza dei reperti recuperati. Ma non sta me entrare nel merito di tali questioni. Invece, ciò che mi preme evidenziare è che si è caduti in eccessi in ordine all’interesse per la nostra tradizione culturale da parte della nostra collettività. Affermare che questo rinvenimento ha consentito di  “…… riscoprire tesori di cultura, d’arte e di storia inaspettati per gli stessi bovinesi. “, ho citato dall’articolo dal titolo “ Un patrimonio per tutti “ apparso sul n. 17 del giornale “Voce di Popolo” del 4 maggio 2012, non è corretto. La nostra collettività conosce molto bene i tesori di cultura, d’arte e di storia della propria Chiesa madre, così come delle altre chiese e degli altri luoghi di interesse, in quanto illustrati con dovizia di particolari e rigore scientifico dai nostri studiosi, e cito solo i 15 articoli del Dr. Carlo Gaetano Nicastro dal titolo “La Cattedrale di Bovino “ ed il prestigioso lavoro del Prof. Arch. Carlo Ceschi “ La Cattedrale e San Marco di Bovino”. Il rinvenimento del sotterraneo della sacrestia con gli oggetti ivi recuperati aggiunge solo una   tessera   alle  informazioni   sulla   nostra  chiesa  madre, ma  è  assurdo  parlare  di “ restaurazione della memoria “, ho citato ancora dal predetto articolo, poiché la stessa la nostra collettività non l’ha mai perduta, grazie al lavoro colto e appassionato dei suoi studiosi, sempre letti e seguiti dai bovinesi con grandissima considerazione.
                        A questo punto devo di necessità citare testualmente dallo scritto letto in chiesa dalla Prof.ssa Carla Ibelli  in Sgambati in occasione dell’apertura al pubblico del locale sotterraneo su menzionato. “  ….letargo intellettuale….c’è stata una vera e propria rinascita degli studi intorno al nostro passato. Questo rinnovato interesse, peraltro, è frutto dello  stimolo  e   dell’opera   di   una  persona  proveniente  da  terre  lontane .” E ancora  “ ….affinchè noi bovinesi tutti possiamo riconoscere le nostre radici e, grazie ad esse, riprendere in mano, ciascuno e tutti, il nostro destino ”. Ora, qui a Bovino sulla scorta di quanto trasmessoci dai nostri avi non c’è mai stata una caduta di interesse per le nostre memorie storiche, per cui è assurdo parlare di risveglio culturale e prova ne sia la vivace ed intelligente attività sempre svolta dalle nostre istituzioni culturali, quali l’Assessorato alla Cultura, la Pro Loco, l’Archeoclub e le altre, attraverso conferenze, dibattiti, proiezione di documentari, presentazione di libri sulla nostra realtà storico-sociale, attività seguite con amore ed interesse da giovani, adulti ed anziani, tutti uniti nel venerare e preservare le nostre memorie e reliquie storiche, che per noi costituiscono un sacro retaggio del quale siamo fieri ed orgogliosi. Dunque, e lo diciamo senza vanagloria, bensì assolutamente a ragione, non abbiamo bisogno di apporti esterni per tener desta in noi la consapevolezza di chi siamo. Le nostre radici le abbiamo sempre conosciute benissimo ed il nostro destino lo abbiamo sempre tenuto ben saldo nelle mani. Ribadiamo però che un contributo volto ad approfondire e valorizzare  la nostra storia è gradito, ma bando agli eccessi e all’arroganza: la nostra storia non è fatta di pagine vuote, bensì le stesse sono pregne di testimonianze salde e sicure, vivificate dallo scrupolo d’indagine, che scaturisce dall’amore e dalla passione per il nostro paese dei nostri studiosi di ieri e di oggi.
                        E concludo dicendo che lo scritto letto in chiusura dalla Prof.ssa Carla Ibelli, la quale, peraltro, si è poi affrettata a far presente di non essere stata lei a redigerlo, ma leggendolo lo ha apprezzato, ha arrecato offesa alla nostra collettività e pertanto il suo autore o autrice deve, riconoscendo il proprio errore, recarsi da Lei, Signor Sindaco, e chiederle scusa per aver mistificato il nostro impegno per mantenere sempre vivo ed operante il patrimonio culturale e morale della nostra civiltà.
                        Ho scritto questa lettera così come la dignità della nostra memoria  ed il cuore me l’hanno dettato e, ringraziando per l’attenzione, porgo deferenti ossequi.

          Francesca Maria Procaccini

28 thoughts on “LETTERA APERTA DELLA DOTT.SSA FRANCESCA MARIA PROCACCINI

  1. Le offese non fanno comodo a nessuno. Ma quando suonano come tali l’offeso
    ha il dovere di rispondere a tono. Questo, nel caso specifico, non è avvenuto e
    ciò è indice del maldipancia di chi è offeso!
    Non sarebbe meglio dimostrare ciò che si dice anzichè ..sproloquiare?
    Sono disposto, quando sarò a Bovino, ad accompagnare la Prof. dove Lei vuole.
    Ad una sola condizione,che ci siano testimoni!

  2. Grande Mario , ma chi sa se trovera’qualcuno di buon cuore che sia disposto ad accompagnarla ahahhaha, se vuole Gentilissima Professoressa posso venire io!!!!!!!!!!!!!!

  3. E’ proprio vero! Qualcuno, o meglio dire qualcuna, sputa nel piatto dove mangia.
    Sarà forse perchè è troppo sazia ?
    Un grazie di cuore a Ventoamico

  4. Gentilissima Prof. ssa, da quanto ho capito del suo commento, Lei, e queste sono le sue parole : ….”Durante la presentazione del mio libro ho detto che sono pronta di andare al museo e ascoltare la storia di Bovino basata sui reperti esposti e dopo dire pubblicamente che ho sbagliato ma nessuno vuole accompagnarmi….” A parte il fatto che non credo Lei abbia bisogno di accompagnatori, poi di quale presentazione e di quale libro parla, ne ha forse nel frattempo scritto un altro?
    Per farsi accompagnare perchè non prova a chiederlo al Parroco Emerito della Cattedrale , lui non credo abbia difficoltà a farlo, solo che vorremmo sapere quando si terrà l’ evento così potremmo , Noi oppositori della Sua opera essere tutti presenti e darle pubblico riconoscimento della sua avvenuta presa di coscienza. Lei parla ancora di libertà d’opinione e di parola , guardi che qui nessuno le ha tolto questo diritto anzi Lei può anche replicare ,solo che se lo fa deve argomentarlo e non arrampicarsi sugli specchi.
    Non me ne voglia per la franchezza, ma sono abituato a dire in faccia quello che penso.

  5. Egregia signora Olga, come suggeriva l’ ideatore del gruppo Bovinesi on the web, invii pure a me ( alla e-mail [email protected])la sua lettera di scuse ai Bovinesi in merito alle sue tante inesattezze dette sulla storia di Bovino, le garantisco che immediatamente provvederò a renderla pubblica perchè finalmente potremo prendere atto del suo mea culpa.
    Tenga presente che noi agiamo in piena democrazia e interpretando il pensiero di tutti se abbiamo sbagliato in qualcosa, ma non credo che difendere la memoria storica e l’ operato dei nostri studiosi sia in errore, siamo pronti a fare pubblica ammenda.
    Se poi vuole, come ha dichiarato recarsi presso il museo per porgere alla memoria di chi ha passato notti insonni per catalogare quei reperti che lei ha classificato inutili e insignificanti, lo faccia pure , non ce bisognio di trovare qualcuno che l’ accompagni, Lei è maggiorenne e vaccinata.
    Ci pensi, Noi sappiamo aspettare.

  6. Mi permetta per ora, signora Olga, qualche piccola precisione… Primo: Le si trova in un paese democratico dove ognuno può con qualsiasi mezzo esprimere la propria opinione e concordo perfettamente con lei, ma nel contempo, chiunque ha diritto a difendersi da opinioni altrui, specie se ledono la dignità socio culturale del luogo e questa è la vera democrazia.
    Secondo: quello che afferma qui, circa il museo, quasi una sfida a dimostrare la sua idea, è la conferma che lei lo ha denigrato e con esso chi l’ha voluto intensamente, il carissimo Orazio Sgambati. Deve essere lei signora a dimostrare che o reperti non hanno alcun valore storico e controbattere gli studi e i rapporti esistenti…… e nel caso, assurdo, ci riuscisse, a quale scopo? Solo per la vanagloria di emergere ed essere superiore? E cosa ci lascerebbe in cambio… quattro pezze vecchie recuperate spogliando i corpi di quei morti che nessuno mai aveva osato profanare e dandogli, dopo averli denudati, come lei dice, degna sepoltura?
    Terzo: e questo credo non la debba far stare troppa tranquilla… non sono solo due che partecipano a quella che lei definisce caccia… se guarda bene, solo due sono i commentatori a suo favore qui e 8 contrari, inoltre se guarda il pulsante “Mi Piace” sono ben 62….. e considerando il popolo di Internet Bovinese sono una grande maggioranza…. questo naturalmente tenendo da parte altri 110 commenti che ho ritenuto poco corretti ed offensivi e quindi non ho pubblicato. Lei signora e sorretta da pochissimi intimi e anche questo argomento lo ha aperto lei, ecco perchè lo abbiamo trattato.

  7. cito da “Lettera aperta:Noi a Bovino accogliamo tutti, sempre memori che l’ospite è sacro, ma esigiamo il riconoscimento della validità dell’onesto e appassionato lavoro dei nostri studiosi, lavoro che suscita in tutti noi l’amore e l’orgoglio per le nostre radici, le nostre tradizioni, la nostra storia. “questo è abbastanza significativo e non credo che ci siano commenti da fare..
    e inoltre la proff. dice : “Durante la presentazione del mio libro ho detto che sono pronta di andare al museo e ascoltare la storia di Bovino basata sui reperti esposti e dopo dire pubblicamente che ho sbagliato ma nessuno vuole accompagnarmi…” ma documentarsi e farsi accompagnare prima noo???…
    …e il rispetto certo non si può obbligare ma se lo si vuole è buona norma darlo…
    e inoltre c’è un detto che recita…. la libertà propria finisce dove inizia quella dell’altro…solo rispettando questo si vivrà in perfetta sintonia…

  8. Grazie, Milena. Dopo tutta questa polemica mi sento come “nemico della patria” anche se il mio crimine è solamente il fatto che ho usato il diritto constituzionale, esistente in Italia, in Russia, in tutta l’Unione Europea, della libertà dell’opinione e della parola. è la situazione un po’ strana per il paese democratico…
    Durante la presentazione del mio libro ho detto che sono pronta di andare al museo e ascoltare la storia di Bovino basata sui reperti esposti e dopo dire pubblicamente che ho sbagliato ma nessuno vuole accompagnarmi… Senza questo e senza argomenti scientifici e non solo le parole come “assurdità” o “sciocchezza” tutto questo assomiglia tanto alla “caccia alle streghe”.
    E di rispetto: non è possibile oligare qualcuno di rispettare qualcosa – tranne la legge – al massimo si può costringerlo a fare finta di rispettare. In realtà rispetto molti bovinesi, Nicastro incluso, ma non rispetto la rigidità del pensiero, l’agressività, l’incapacità di ascoltare le opinioni diverse – questo non rispetterò mai.
    Unica cosa che mi tranquilizza – che ci sono tanti bovinesi che mi ringraziano, mi sostegnono, vogliono ascoltarmi, leggere le cose da me scritte… Sembra che solo una decina delle persone, forse due, partecipano a questa caccia.
    Ancora grazie. E se troverai qualche errore nel mio commento scusa mi: sono una straniera…

  9. A questo punto ci piacerebbe sapere cosa ne pensano i signori delle istituzioni; Sindaco Dedda , o chi per lei se ci legge, ci dice cosa ne pensa in merito?
    Non faccia la parte dello struzzo!

  10. Ciao Milena, un vecchio saggio dice: Chi pecora si fa, il lupo se lo mangia… quindi non credo che giovi far passare le invenzioni di sana pianta… Una per tutte: La Madonna di Vallevede portata a Bovino dai Calatrava… possiamo mai accettare questa assurdità?
    Tacere e accettare sarebbe un reato contro la nostra storia.

  11. Scusate, ma non vi pare che continuare ad alimentare questa polemica faccia solo danno a Bovino e ai bovinesi? L’intelligenza non va dichiarata, va usata. Un modo utile per farlo, a mio avviso, sarebbe quello di rispettare le opinioni diverse che ognuno, di Bovino o no, puo’ avere in merito a questa faccenda. Mi permetto di dire, proprio in difesa della libertà di opinione, che si possono contestare alla sig.ra Olga Kvirkveljia certe parole, espressioni o atteggiamenti ma certo non si puo’ affermare che “inventi cose campate in aria” o che “non abbia letto nulla di cio’ che in passato è stato fatto e scritto sul nostro paese”.Concludo dicendo e-spero- esagerando, che “questi due signori” venuti a Bovino forse conoscono la nostra storia meglio e più di tanti (ho detto tanti e non tutti, preciso) che in questi giorni si dilettano a lasciare commenti a destra e manca (mi ci metto io per prima). A chi giova tutto questo? Che si scriva la parola FINE…me lo auguro.

  12. Vento, siamo tutti con te, hai sempre dei modi educati nel rispondere e dire delle cose ci interessano vai avanti cosi.

  13. Ciao Nado, abbiamo ricevuto l’aggiornamento della tua e_mail che risultava falsa e in attesa di accertamento della correzione fatta…… quantunque non hai dato ulteriori dati per la tua identificazione (non amiamo chi si nasconde e non ha il coraggio di esporsi), pubblichiamo comunque il tuo commento che altro non è se non una metafora dalla quale, nascondendoti dietro al paravento dell’anonimato che è lo scudo dei vigliacchi, vorresti dimostrare che noi Bovinesi siamo tutti ciechi ed ignoranti e che cerchiano di punire i vari Nuñez che vorrebbero ridarci la vista.
    Risulta chiaro che non sei un bovinese perchè nel caso, anche tu faresti parte di questa cerchia di ciechi e ignoranti… questo almeno avresti dovuto capirlo e non ti saresti permesso di fare queste illazioni.
    Nel caso tu fossi di Bovino…(potresti esserlo di fatto ma non di animo e di cuore), credo che tu faccia bene, a imitazione dello struzzo, a scavare una fossa e nasconderci la testa dentro perchè hai cercato di infangare i bovinesi tutti e la tua terra.
    Se non sei di Bovino, con questo, non hai fatto altro che avallare la spregiudicatezza la saccenteria la cattiveria che in questi giorni sta emergendo da parte di quelli che tu stai cercando di difendere.

  14. Ciao, amica del mercatino, se leggi bene non si tratta assolutamente di possibilità di emettere un’ordinanza di espulsione nei confronti di nessuno, ma sol un commento, di un Bovinese noto e non certo anonimo,(tutti sanno chi è Marcuccio) dettato forse dal risentimento per le dichiarazioni rilasciate dalla Signora in oggetto. Noi Bovinesi siamo ospitali e il fatto che qui ci sono molti stranieri lo dimostra. Solo vorremmo che fossimo trattati come noi trattiamo e quindi quando così non è, può capitare che qualcuno possa uscire leggermente fuori dai ranghi, sopratutto quando si cerca di denigrare persone a noi care che non possono più difendersi.

  15. In precedenza c’è un commento che riguarda la possibilità di “emettere un’ ordinanza di espulsione nei confronti della Sig.ra Olga Kvirkveljia”….ma è vero?

  16. Ci è giunto un commento con un racconto da parte di Nadoelli che non abbiamo pubblicato:
    Il Paese dei Ciechi
    (The Country of the Blind) Herbert George Wells
    Il racconto in se stesso non ha nulla di osceno o offensivo, ma potrebbe essere chiaramente allusivo e considerato che la fonte di partenza (e_mail ) è falsa e che non vi è alcun chiarimento specifico, per pubblicare il commento, invitiamo l’autore, a qualificarsi o, quanto meno dare un’e_mail valida e a commentare chiaramente il racconto, onde evitare possibili malintesi.

  17. Mi sa tanto che questi due signori, son venuti a Bovino credendo di trovarsi tra gente del terzo mondo, e con la loro scarsa cultura si son sentiti i migliori e superiori a tutti e nemmeno hanno avuto il buon senso di rendersi edotti di tutto quello che è stato fatto e scritto su Bovino basandosi solo su qualche documento acquisito in Cattedrale e in episcopio. A loro dico: Egregi signori, la storia di Bovino va ben oltre le vostre invenzioni campate in aria ed è un sacrilegio in tentativo di sconvolgerla e ignorare le tantissime pagine scritte da studiosi e ricercatori profondi che voi certamente non avete, nemmeno letto-

  18. Il Paese dei Ciechi
    (The Country of the Blind) Herbert George Wells
    La vicenda si svolge in Ecuador, sulle Ande, catena montuosa situata sulla costa del Sud America. Qui si trova il “Paese dei ciechi”, una valle che in passato era aperta a tutti, ma poi è rimasta bloccata. Gli abitanti hanno un solo problema, un morbo che li colpisce e rende ciechi i più piccoli, quindi un uomo si trova all’esterno della valle per cercare un talismano che possa sconfiggere la malattia; dopo l’eruzione l’unico passaggio viene bloccato e l’uomo non può rientrare. Nel frattempo e per quindici generazioni gli abitanti della valle vivono tranquillamente, non si curano della cecità e non hanno ricordi del mondo esterno. Essi sono illetterati, ma due più intelligenti della media migliorano la condizione di vita dei loro concittadini. Nuñez, il protagonista, arriva nella valle dopo una lunga caduta avvenuta durante un’arrampicata, che però non gli ha provocato ferite; una volta lì dorme, si sveglia il mattino seguente su un altopiano, mangia e beve. Raggiunge poi un villaggio dove le case sono senza finestre e le loro pareti sono dipinte in modo irregolare; ciò gli fa pensare ad un pittore cieco. Nuñez vede tre abitanti che trasportano acqua, cerca di attirare la loro attenzione gridando, essi sentono la sua voce, ma non vedendolo, non capiscono dov’è. Tutti indossano vestiti di lana e cuoio e portano dei berretti. Le loro palpebre sono raggrinzite e al posto degli occhi hanno due incavi. Essi toccano Nuñez e si meravigliano della presenza in lui degli occhi e della barba. Viene portato dagli anziani, inciampa due volte durante il tragitto provocando lo stupore dei presenti, e parla loro del suo mondo, essi però non capiscono niente di ciò che dice e non comprendono il significato di parole come “vedo”. Gli indigeni raccontano che per loro la giornata è divisa in due parti: il “caldo” (giorno), in cui si dorme e “freddo” (notte), in cui si lavora. Ci sono angeli che cantano e volano, si sente il frullare delle loro ali, ma non si possono toccare (uccelli). Gli indigeni definivano Nuñez come un “diverso” perché continuava a cercare di spiegare inutilmente cosa volesse dire la parola “vedere”. Quando cercò di spiegare cosa fosse il cielo, gli abitanti risero, sostenendo che sopra il loro villaggio c’era solo una volta liscia. Nuñez spazientito dalla loro incapacità di capire quello che stava dicendo, prese una vanga e cercò di colpire un uomo, ma non ne ebbe i coraggio. Così corse nel prato, che gli era stato severamente proibito calpestare, e dopo un po’ vide gli abitanti che gli venivano incontro con delle pale per colpirlo. Quindi scappò fuori dalle mura del villaggio, dove rimase per due giorni. Poi si decise a tornare nel villaggio e a cercare di adattarsi agli usi dei ciechi, sostenendo che non esisteva la parola vedere. Riuscì a procurarsi un lavoro da semplice impiegato. Un giorno, durante una riunione degli anziani, il vecchio dottore disse che forse aveva capito cosa rendeva diverso Nuñez da loro; spiegò che erano i bulbi oculari che danneggiavano il cervello, e così venne presa la decisione di toglierglieli. Il giorno dell’operazione decise di scappare dal villaggio arrampicandosi sulle montagne. Il racconto si conclude con Nuñez mentre si sta arrampicando sulle montagne che circondano la valle. Al tramonto, non stava più arrampicandosi, ma era lontano, e in alto. Aveva gli abiti laceri, le membra insanguinate; era contuso in più punti. Ma stava steso come se stesse benissimo, e il suo volto sorrideva. Nella gola stavano ombre misteriose, un turchino che s’incupiva fino al violetto, un violetto che diventava tenebra luminosa; e in alto il cielo, in tutta la sua vastità sconfinata. Ma non ci badò più. Giacque, invece, del tutto inerte, sorridente, come se fosse contento per il solo fatto di essere sfuggito alla valle dei ciechi.
    Gettò un’occhiata dietro di sé, al villaggio, poi girò completamente su se stesso per guardarlo fisso.

  19. Credo che il significato di ineccepibile debba essere più o meno questo: Qualcosa alla quale non si può fare alcuna obiezione e muovere alcuna critica, qualcosa di ottimo ed irreprensile, quindi in questa luce credo che Giuseppe approvi in pieno il pensiero della Dottoressa.

  20. Singnor Giuseppe in eccepibile in che senso?
    Che gli dai ragione oppure che non l’accetti!!!!!!!!!!!!!!

  21. Quando l’ assessorato alla cultura chiederà al sindaco di emettere l’ ordinanza di espulsione della ” prof.ssa ” Olga Kvirkveljia?

  22. Sono d’accordo con lei Dottsa
    si deve sempre ricordare i nostri studiosi e continuare a valorizzare le loro ricerche

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