LETTERA APERTA AL CANDIDATO SINDACO PIERO D’ALESSANDRO

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Se votassi a Bovino, voterei per la tua lista. Per simpatia nei tuoi confronti e nei confronti degli altri candidati. Alcuni, amici di vecchia data, altri, le donne, determinate, battagliere. Poi per il programma, decisamente “progressista”. Mi ha colpito il … Continue reading

LETTERA APERTA AL SINDACO DI BOVINO

L’ARCHITETTO MARIO GESUALDI SCRIVE AL SINDACO DEDDA

Senza sigarette non si può stare, soprattutto quando ti trovi in campagna da solo e senza televisione. A Castelluccio o a Bovino? A Castelluccio dovrei combattere con la macchina distributrice automatica che ti chiede la tessera sanitaria, gli spiccioli, a Bovino le trovo da

Mario Gesualdi

Mario Gesualdi

Celeste, che così lo saluto e mi faccio aggiornare sulle cose bovinesi. Prendo la moto e via. Sul corso, un’insolito fermento. Il “comizio” del sindaco uscente. Già, le elezioni comunali. Ascolto con curiosità la relazione di Dedda insieme ad alcuni vecchi amici. Un elenco di cose fatte e di cose da fare nel caso di rielezione. Quindi, la presentazione della lista dei candidati, sette, due donne, una fa il catechismo per i nostri figli. Quindi, anche dal punto di vista morale, la lista è più che “presentabile”. Qui, la mia attenzione è cresciuta. Una buona percentuale di donne nella lista fà bene in assoluto, fà democrazia e pari opportunità (o quasi), ma se ce n’è una che fa catechismo e per giunta per i nostri figli, allora è garanzia di moralità per l’intera lista, dà odore di santità, apre la strada verso il paradiso, mette al riparo da qualsiasi macchia di onorabilità per tutta la compagine. Mi viene da chiedermi: ma il sindaco uscente è al corrente di cosa succede in Italia? Se a casa tua fai il bunga-bunga, se nella tua azienda fai falso in bilancio, se evadi le tasse, se compri qualche onorevole per far cadere un governo, allora prendi il 30% dei voti dagli italiani, se ti va male. Se poi vai con le minorenni, fai le corna a tua moglie, rischi di prenderne il 40%, con un po’ più di tempo per la campagna elettorale. Sindaco, non me ne volere, ma ho l’impressione che Lei non è molto aggiornato sulle vicende italiane. Ho l’impressione che la sua idea di

MIchele Dedda

MIchele Dedda

Bovino sia ancora quella del paese degli anni ’50 e ’60. Ossia, di un paese profondamente bigotto, arretrato, clericale, dove la moralità corrispondeva alla religiosità (se si andava in chiesa, tutto bene), un paese democristiano insomma, dove comandava Don Camillo e non Peppone. Sindaco, grazie a Dio, ora ci vuole, molte cose a Bovino sono cambiate. Non c’è più Don Lorenzo, Don Angelo e quanti altri, non c’è più Tip Top, Gabriele Consiglio e quanti altri. Ci sono stati persino anni di governo di Rifondazione Comunista con il sindaco Nardino (il Minosse pesatore di anime), il che è tutto dire. Certo non tutto è cambiato. Una cosa che non è cambiata, ad esempio, è l’emigrazione, che ha rappresentato la vera tragedia per il nostro paese. Infatti, ancora oggi molti continuano ad andar via, giovani soprattutto, prima per studiare, poi per trovare lavoro nelle aree ricche del nord o in Europa. Mi sarebbe piaciuto ascoltare proprio dal sindaco una ipotesi di lettura socio-economica del paese, sulla cui base fondare delle linee guida da percorrere per il futuro del paese e, qui, chiederne il consenso elettorale. Ossia, sulla base di una proposta di sviluppo, scaturita da una attenta lettura delle condizioni socio-economiche-culturali, chiedere il voto ai cittadini, voto che così avrebbe rappresentato anche la condivisione di quella lettura e di quella proposta di sviluppo. 
Con tutto l’apprezzamento per le cose che Lei insieme alla giunta ha fatto in questi anni e per quelle che vorrebbe fare, non posso tacere sulla mancanza di metodo, sulla deficienza di visione strategica, su una idea inattuale del paese, su una prassi democratica molto discutibile, non corretta, non aggiornata. 
E vengo ad un altro punto della relazione del sindaco che mi ha particolarmente colpito. Potrei citarne più di uno, ma quello del rifacimento di Corso V. Emanuele mi sembra esemplare per i giudizi che ho espresso. Dovrà diventare il “salotto buono” di Bovino. E’ già il salotto buono! A me piace così e non solo a me. Questo salotto, sindaco, è di tutti i bovinesi e se si volesse cambiarlo, dovrebbero essere tutti i bovinesi a deciderlo. Non si può deliberare una cosa del genere nel chiuso del gabinetto del sindaco insieme ad altre due o tre persone se pur illuminate, non si può dare atto alla realizzazione senza che nessuno conosca nei dettagli il progetto, non si può non consultare, anche via web, i proprietari del salotto. Questa non è prassi democratica, ma a voler essere buoni “verticistica” e comunque antidemocratica. E se i bovinesi, consultati, decidessero che vogliono tenersi il salotto vecchio, magari togliendo solo la polvere? E se sulla base di un elenco di priorità decidessero di spendere i soldi in modo diverso, magari per delle politiche giovanili? Questa è la democrazia, così si fa ormai nei comuni d’Italia e d’Europa. Qualcuno cantava che la democrazia è partecipazione. Io conosco i bovinesi, anche se non vivo a Bovino da anni. Hanno tanti difetti, ma anche tanti pregi e le assicuro che la migliore campagna elettorale che avrebbe potuto fare, sarebbe stata invitare i cittadini a partecipare alla vita democratica del paese e alle scelte amministrative e non a mettere il lista una catechista per prendere i voti da quel residuo cattolico-democristiano che ancora sopravvive nel paese. Con tutto il rispetto per Lei, per la catechista e per i vecchi e autentici democristiana e cattolici.
Mario Gesualdi