Il Card. Salvatore De Giorgi ritorna tra noi

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Sua Eminenza Reverendissima, il Cardinale Salvatore De Giorgi torna nella sua ex Diocesi per festeggiare il 60° anniversario di Sacerdozio Nato a Vernole (Le) il 6 settembre 1930, è stato ordinato sacerdote il 28 giugno 1953  daMons. Francesco Minerva, Vescovo di … Continue reading

PELLEGRINI DAL LIBANO A VALLEVERDE.

GUIDATO DA VESCOVI E SACERDOTI UN FOLTO GRUPPO DI LIBANESI E’ GIUNTO A VALLEVERDE PER ONORARE LA STELLA DELLA DAUNIA.

   Come già lo scorso, il 1° luglio 2012,  guidati tra tre eccellentissimi vescovi tra i quali S. E. Rev.ma Mons. Paul Boulos Matara, arcivescovo di Beirut e numerosi sacerdoti, oltre cento pellegrini  provenienti dal Libano sono venuti ad onorare Maria Santissima di Valleverde nell’omonimo santuario in Bovino (FG). Il gruppo fa parte dell’associazione “AMICI DI SANTA VERONICA” di Città di Castello in Umbria il cui vicepresidente è  Fra Emanuele, il fraticello francescano scalzo, devotissimo della Madonna di Valleverde che spesso porta gruppi e organizza manifestazioni al Santuario.
   Il signor Giuseppe D’aloia,uno dei principali attivisti degli amici di Santa Veronica di Foggia, ha offerto un lauto pranzo agli amici Libanesi e agli altri numerosi  che si sono aggiunti al gruppo da Foggia e provincia, all’agriturismo “Tenuta Capaccio” di Bovino dove i devoti sono giunti alle ore 13,00.
   Dalle 16,30, il Cenacolo Eucaristico nel Santuario, con esposizione delle reliquie di Santa Veronica e Santa Messa. Alla fine rilassamento nella piazza del Santuario e godimento della salubre aria.

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CINQUANTENNI FESTEGGIANO IL COMPLEANNO A VALLEVERDE.

AMMIREVOLE INIZIATIVA DI UN NUTRITO GRUPPO DI BICCARI CHE PRIMA DEL SOLITO PRANZO, DECIDE DI RINGRAZIARE LA MADONNA DI VALLEVERDE PER IL COMPIMENTO DEI CINQUANT’ANNI.

I festeggianti posano con don Ernesto ai piedi della Della Madonna di Valleverde

       Domenica 5 agosto un folto gruppo di cinquantenni di Biccari hanno deciso di festeggiare in maniera originale e profondamente cristiana il proprioo compleanno. Sono venuti al Santuario di Valleverde, hanno partecipato e animata una santa messa molto sentita. Hanno ringraziato il Signore e la Madonna di Valleverde per questo mezzo secolo di vita che il signore ha dato ad essi. Erano circa sessanta.

Il rettore del Santuario Don Ernesto D’alessio ha celebrato la santa messa assistito dal teologo Luca.

      Ad essi ancora una volta rinnovo gli auguri con il verso dal salmo 90:         “Insegnaci a contare i nostri giorni, e giungeremo alla Sapienza del Cuore”.         (dal Sl. 90)  

Don Ernesto D’Alessio

Le foto sono di:  Mario La Trofa

TUTTI A ROMA PER SANTA VERONICA

SOLENNI FESTEGGIAMENTI IN VATICANO PER LA FESTA DI SANTA                        VERONICA GIULIANI

      Lunedì, 9 luglio corrente, nella Basilica Vaticana di San Pietro, ci sarà la solenne celebrazione della festa liturgica di Santa Veronica Giuliani,.presieduta da Sua Eminenza Rev.ma Card. ANGELO COMASTRI. Per l’occasione, giungeranno a Roma  devoti della Santa da ogni parte d’Italia e in particolare da Città di Castello  sede dell’associazione “AMICI DI SANTA VERONICA, FIGLI DI MARIA” che organizza e cura la manifestazione. Anche da Foggia partiranno alla volta di Roma ben 8 pullman ed uno è previsto anche per gli eventuali devoti di Bovino. Tutti sono invitati a partecipare, la quota è di € 20,00 . Il pranzo è sacco e  avverrà, dopo la funzione, al Santuario del “DIVINO  AMORE”  laddove da anni è esposta e si venera anche la Sacra Immagine della Madonna di Valleverde, un’occasione quindi da non perdere per i Bovinesi. Alla manifestazione prenderanno parte anche gli amici libanesi che hanno onorato il Santuario di Valleverde domenica scorsa e non mancherà naturalmente il carissimo Fra Emanuele noto ai Bovinesi per la devozione alla Madonna di Valleverde.    
Questo il programma:
Ore:   07,00    Partenza da Foggia.
          11,00    Santa Messa presieduta da S. E.  Card. Angelo Comastri
          13,30    Pranzo a sacco al Santuario del “Divino Amore”
          15,00    Cenacolo Mariano Rosario e Catechesi al “Divino Amore”
          17,00    Ritorno.

Per adesioni  e chiarimenti rivolgersi :

Ada D’ Aloia:     Cell.347. 6087033
P. Garofalo:     0881.966396  cell. 3286145241.

LETTERA APERTA DELLA DOTT.SSA FRANCESCA MARIA PROCACCINI

LA DOTT.SSA  FRANCESCA M. PROCACCINI, IN UNA LETTERA APERTA AL SINDACO DI BOVINO, A SPADA TRATTA, E CON AMORE E PRECISIONE, DIFENDE LA STORIA E GLI STORICI DI BOVINO, DIVENUTI OGGETTI DI MISTIFICAZIONE  DA RECENTI  FATTI E DICHIARAZIONI.

A:            Gem. Michele Dedda
               Sindaco del Comune di Bovino (Fg).

 

 E  p. c:  S. E.: F. P. Tamburrino,  Vescovo di Foggia-Bovino — Don Stefano Caprio,            titolare della Basilica Concattedrale di Bovino — Prof.ssa O. Kvirkvejia, BovIno —  Prof. M. Lenoci,  assessore alla cultura del Comune di Bovino.

                                                                                                      Bovino, 28 maggio

         Gentile Signor Sindaco,

                   In relazione al lavoro della Prof.ssa Olga Kvirkveljia dal titolo “ Bovino e Guevara….Letteratura “, come cittadina di Bovino ritengo doveroso fare delle precisazioni e, al fine di scongiurare fraintendimenti, inizio riportando integralmente le affermazioni che detta Professoressa ha esposto nelle prime cinque righe e mezzo dell’introduzione al lavoro in questione. < Tutti parlano del brillante passato di Bovino, della sua ricca storia, però ….in modo misterioso non sono sopravvissute quasi tutte le tracce dei secoli precedenti. I materiali archeologici – almeno quelli che si possono vedere nel museo civico- non sono molto importanti : le fonti d’archivio esistenti sono parziali ed in alcuni casi dall’origine sospetta; i libri ed i manoscritti più preziosi sono stati regalati o semplicemente spariti…. E oggi la storia della città è ricca solo di lacune >.
                        Ora, questo lavoro della Prof.ssa Kvirkveljia mi è parso piuttosto farraginoso e frammentario; ma, a mio avviso, non è questo il punto: chiunque desideri dare un contributo alla ricerca su una determinata civiltà può certamente farlo; il suo apporto potrà essere più o meno valido, in quanto ognuno si esprime al livello che ha, ma lo stesso è sempre da accettare se condotto con conoscenza della storia ed onestà intellettuale. Ciò che invece si rimprovera alla Prof.ssa Kvirkveljia è l’atteggiamento negativo sia sotto il profilo intellettuale sia sotto quello morale nei confronti del patrimonio materiale e spirituale trasmessoci dai nostri avi.
                        Come ha potuto affermare costei che i materiali archeologici esistenti nel nostro museo civico non sono molto importanti, quando possiamo vantare reperti come le stele antropomorfe che qualificati archeologi, quali  M.L. Nava  ed Acanfora, hanno datato all’età   del   Bronzo    Finale –  inizio  dell’età  del   Ferro  o  all’età   del  Ferro  e  definite < eccezionali manufatti >, in quanto la stilizzazione delle parti anatomiche umane per i significati antropologici che reca con sé costituisce una pietra miliare lungo il percorso evolutivo dell’umanità ? Infatti, la stilizzazione presuppone l’interpretazione della realtà e dunque denota consapevolezza di valori religiosi nella loro accezione più ampia e quindi sociali. Chi lo desideri può consultare l’ampia letteratura in materia. Certo, Bovino è un paesino arroccato sulla cima di un monte e pertanto non può avere la ricchezza di reperti del Museo della Preistoria o del Museo di Arte Antica o di Arte Medievale di Roma; ma per essere un piccolo insediamento abitativo ha un patrimonio storico-artistico notevole. E tengo a dire che non solo la sezione preistorica, ma anche quella preromana, la romana e la medievale mostrano reperti di sicuro interesse. Per non parlare delle numerose tracce della storia che vivono all’interno del nostro tessuto urbano le cui origini risalgono a millenni addietro.
                        E  venendo  alle  altre affermazioni su riportate e che  culminano  nella frase < …..E oggi la storia della città è ricca solo di lacune.>, le stesse sono veramente mistificatorie, in quanto fanno apparire il nostro retaggio avito diverso dalla sua realtà storica, documentata invece con rigore scientifico dai nostri insigni studiosi. Esse suonano in modo atroce nelle nostre coscienze di cittadini grati al lavoro strenuo, minuzioso, scrupoloso, rigoroso e appassionato dei nostri ricercatori che hanno dedicato decenni della loro vita alla ricerca ed allo studio delle fonti storiche della nostra città, scandagliandone la validità con rigore scientifico. Noi veneriamo la loro memoria con profonda gratitudine e ci piace menzionarne alcuni e, peraltro in ordine alfabetico, poiché sono stati tutti grandi per il loro livello culturale e morale : il Prof. Arch. Carlo Ceschi, l’Avv. Gabriele Consiglio, il Dr. Cesare Durante, il Prof. Vincenzo Maulucci, il Dr. Carlo Gaetano Nicastro.
                        I predetti studiosi sono ora nella luce della verità eterna e quindi possono solo continuare a far sentire con i loro scritti il peso intellettuale e morale delle loro acquisizioni, ma non possono più difendere a viva voce il loro operato; pertanto, dobbiamo essere noi ad alzare la nostra voce e ad affermare con vigore che i loro studi sono stati condotti con rigore e scrupolo di ricerca sulla base di testimonianze salde e sicure, indagando bolle e diplomi, note di archivio e pergamene, epigrafi e reperti archeologici, lapidi e frammenti, documenti tutti di sicura tradizione. Per cui, affermare che il lavoro di questi studiosi è lacunoso denota ignoranza della storia e mancanza di onestà intellettuale. Ad esempio, il Dr. Carlo Gaetano Nicastro nelle sue opere, e suggerisco di rilevarne l’elenco alla pagina 14 dell’introduzione che l’avv. Gabriele Consiglio ha voluto scrivere all’opera più importante di questi “Bovino storia di popolo, vescovi, duchi e briganti”, suffraga con note minuziosissime le sue esposizioni. Pertanto, se è vero che non bisogna aver paura di mettere in discussione le proprie certezze, quale ne sia la natura, è pur tuttavia altrettanto vero che non si può discutere il dato storico reso incontrovertibile sulla base di ricerca condotta con rigore scientifico. E poi per quanto riguarda qualche evento, un alone di leggenda scalda nel cuore ed aumenta il fascino della storia! “ Che importanza ha stabilire che Bovino battè moneta propria, se la magnificenza di municipio romano nell’epoca imperiale è acquisita alla storia ?”. Mi è piaciuto citare le parole dell’Avv. Gabriele Consiglio scritte alla pagina 15 dell’introduzione all’opera principale del Dr. Nicastro. Dunque, bando alla superficialità investigativa e spazio ad approfondimenti di ricerca intellettualmente onesti, volti a valorizzare sempre più la nostra storia. Non permetteremo mai che decenni di ricerca scrupolosa e appassionata da parte dei nostri studiosi “ per tessere la Storia nostra, che è pure Storia di eroi, di martiri, di scienziati e di eruditi….” – ho voluto riportare le parole testuali del Dr. Carlo Gaetano Nicastro contenute nella dedica ai concittadini della diletta Bovina premessa alla sua opera su riportata – possono essere bruciate via da espressioni insensate. Le parole “ diletta Bovino “ sono del Dr. Nicastro.
                        Noi a Bovino accogliamo tutti, sempre memori che l’ospite è sacro, ma esigiamo il riconoscimento della validità dell’onesto e appassionato lavoro  dei nostri studiosi, lavoro che suscita in tutti noi l’amore e l’orgoglio per le nostre radici, le nostre tradizioni, la nostra storia. Disgraziatamente, il libretto in parola con il suo carico di mistificazioni è finito nei più diversi paesi del mondo, portatovi dagli ignari oriundi in visite a Bovino durante il periodo estivo. Ciò è gravissimo, poiché esso relega la nostra identità storica in una nebulosa nella quale chiunque può dire ciò che vuole pur di darsi un ruolo di ricercatore. E’ indispensabile alzare la guardia, affinchè un fatto del genere, così tanto increscioso, non abbia mai più a verificarsi, pena la cancellazione della storia del nostro popolo.
                        Ora, alla luce di quanto esposto, ritengo indispensabile far menzione dell’apertura al pubblico del locale sottostante la sacrestia della Cattedrale, dove a seguito di lavori di pulizia sono state rinvenute sepolture con relativi oggetti di interesse storico, quali frammenti di vestiti, in alcuni casi quasi interi, bottoni, fibbie, scarpe e molto altro. Questa iniziativa in sé certamente lodevole, ha dato adito a molte discussioni sui metodi di lavoro seguiti e sull’importanza dei reperti recuperati. Ma non sta me entrare nel merito di tali questioni. Invece, ciò che mi preme evidenziare è che si è caduti in eccessi in ordine all’interesse per la nostra tradizione culturale da parte della nostra collettività. Affermare che questo rinvenimento ha consentito di  “…… riscoprire tesori di cultura, d’arte e di storia inaspettati per gli stessi bovinesi. “, ho citato dall’articolo dal titolo “ Un patrimonio per tutti “ apparso sul n. 17 del giornale “Voce di Popolo” del 4 maggio 2012, non è corretto. La nostra collettività conosce molto bene i tesori di cultura, d’arte e di storia della propria Chiesa madre, così come delle altre chiese e degli altri luoghi di interesse, in quanto illustrati con dovizia di particolari e rigore scientifico dai nostri studiosi, e cito solo i 15 articoli del Dr. Carlo Gaetano Nicastro dal titolo “La Cattedrale di Bovino “ ed il prestigioso lavoro del Prof. Arch. Carlo Ceschi “ La Cattedrale e San Marco di Bovino”. Il rinvenimento del sotterraneo della sacrestia con gli oggetti ivi recuperati aggiunge solo una   tessera   alle  informazioni   sulla   nostra  chiesa  madre, ma  è  assurdo  parlare  di “ restaurazione della memoria “, ho citato ancora dal predetto articolo, poiché la stessa la nostra collettività non l’ha mai perduta, grazie al lavoro colto e appassionato dei suoi studiosi, sempre letti e seguiti dai bovinesi con grandissima considerazione.
                        A questo punto devo di necessità citare testualmente dallo scritto letto in chiesa dalla Prof.ssa Carla Ibelli  in Sgambati in occasione dell’apertura al pubblico del locale sotterraneo su menzionato. “  ….letargo intellettuale….c’è stata una vera e propria rinascita degli studi intorno al nostro passato. Questo rinnovato interesse, peraltro, è frutto dello  stimolo  e   dell’opera   di   una  persona  proveniente  da  terre  lontane .” E ancora  “ ….affinchè noi bovinesi tutti possiamo riconoscere le nostre radici e, grazie ad esse, riprendere in mano, ciascuno e tutti, il nostro destino ”. Ora, qui a Bovino sulla scorta di quanto trasmessoci dai nostri avi non c’è mai stata una caduta di interesse per le nostre memorie storiche, per cui è assurdo parlare di risveglio culturale e prova ne sia la vivace ed intelligente attività sempre svolta dalle nostre istituzioni culturali, quali l’Assessorato alla Cultura, la Pro Loco, l’Archeoclub e le altre, attraverso conferenze, dibattiti, proiezione di documentari, presentazione di libri sulla nostra realtà storico-sociale, attività seguite con amore ed interesse da giovani, adulti ed anziani, tutti uniti nel venerare e preservare le nostre memorie e reliquie storiche, che per noi costituiscono un sacro retaggio del quale siamo fieri ed orgogliosi. Dunque, e lo diciamo senza vanagloria, bensì assolutamente a ragione, non abbiamo bisogno di apporti esterni per tener desta in noi la consapevolezza di chi siamo. Le nostre radici le abbiamo sempre conosciute benissimo ed il nostro destino lo abbiamo sempre tenuto ben saldo nelle mani. Ribadiamo però che un contributo volto ad approfondire e valorizzare  la nostra storia è gradito, ma bando agli eccessi e all’arroganza: la nostra storia non è fatta di pagine vuote, bensì le stesse sono pregne di testimonianze salde e sicure, vivificate dallo scrupolo d’indagine, che scaturisce dall’amore e dalla passione per il nostro paese dei nostri studiosi di ieri e di oggi.
                        E concludo dicendo che lo scritto letto in chiusura dalla Prof.ssa Carla Ibelli, la quale, peraltro, si è poi affrettata a far presente di non essere stata lei a redigerlo, ma leggendolo lo ha apprezzato, ha arrecato offesa alla nostra collettività e pertanto il suo autore o autrice deve, riconoscendo il proprio errore, recarsi da Lei, Signor Sindaco, e chiederle scusa per aver mistificato il nostro impegno per mantenere sempre vivo ed operante il patrimonio culturale e morale della nostra civiltà.
                        Ho scritto questa lettera così come la dignità della nostra memoria  ed il cuore me l’hanno dettato e, ringraziando per l’attenzione, porgo deferenti ossequi.

          Francesca Maria Procaccini

Spettacolare raduno di auto d’epoca a Bovino

       INNUMEREVOLI I PARTECIPANTI E GLI SPETTATOR AL RADUNO D’AUTO               DEL 1° MAGGIO A BOVINO.

     Doveva essere un raduno di auto d’epoca, quello organizzato dal Club “Classic Cars Capitanata” di Foggia e dal Comune di Bovino su iniziativa del sempre attivissimo ed instancabile Agostino Ruscillo ed nvece si è trasformato in un raduno di motori di ogni tipo.
     Infatti al corso Vittorio Emanuele di Bovino e nei dintorn della Villa comunale si potevano ammirare, oltre alle stupende auto d’epoca, una gran quantità di moto di vari tipi e cilindrate, fuoristrada, e persino le Ferrari.
     I partecipanti prima di arrivare in città, hanno fatto sosta al Santuario di Valleverde per rendere omaggio alla Madonna e partecipare alla benedizoni delle auto da parte del rettore del Santuario Don Ernesto D’alessio.
    Una volta a Bovino, i partecipanti, lasciate le auto in bella mostra al corso sono stati accompagnati da guide alla visita del borgo e delle numerose opere d’arte.
    Inaspettato il grannumero di visitatori e turisti convenuti da ogni parte e paticolarmente da fogga e dintorni che hanno avuto tra l’altro anche l’opportunità di assaporare i prodotti tipici locali.
     Ad Agostino uscillo e a quanti altri hanno partecipato con lui all’ottima ruscita della manifestazione, il nostro plauso e il nostro grazie.

Cliccando sull’immagine sottostante è possibile vedere tutte le altre relative alla manifestazione.

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I video della venuta di Giovanni Paolo II a Valleverde

25 ANNI FA PAPA GIOVANNI PAOLO II VISITAVA E BENEDICEVA IL NUOVO SANTUARIO DI VALLEVERDE.

Il Papa sul Sagrato del Santuario.

     Il 25 maggio p. v., ricorre il 25° anniversario dell’ inaugurazione del nuovo ancora più forte il ricordo di Nino e Santuario di Valleverde – Bovino (FG) e la relativa benedizione del Santo Padre Giovanni Paolo II. In tale occasione, girammo un video rimasto finora inedito. Ma in occasione dell’importante anniversario, ritengo possa essere gradito a molti il ricordo di cotanto evento. Le immagine non sono di certo di prima qualità, ma un tuffo nel passato penso sarà comunque piacevole per molti e per l’importanza dell’avvenimento e perché ci s rivede con 25 anni in meno sulle spalle. Ci faranno queste immagini tra l’altro vedere tanti amici e persone care che ormai ci hanno lasciato da tempo.
     Contiamo di poter pubblicare integralmente il video entro il 15 maggio, ma intanto, passiamo a cominciare a proporvi alcuni alcuni spezzoni.
     Il video che vi proponiamo adesso, riguarda le ore precedenti l’arrivo del Papa, e l’ animazione dei presenti, da parte dell’allora presidente dell’ “Armata Verde” sig.ra Maria Dedda. Potremo inoltre vedere vedere il compianto carissimo Nino Di Giovanni allora assessore al Comune di Bovino. In un prossimo video potremo avere ancora più forte il ricordo di Nino e di un’altra carissima e stimata persone di Bovino: Orazio Sgambati anch’esso all’epoca assessore.      
        

FALO’ DI SAN GIUSEPPE: BOVINO INCANDESCENTE

IL BORGO ILLUMINATO E ANIMATO DAI TRADIZIONALI FUOCHI.

La statua di San Giuseppe che si venera nella chiesa dell' Annunziata.

Anche quest’anno la tradizionale accensione dei Falò, patrocinata dal Comune di Bovino e dalla “Pro Loco”, ha animato, ieri sera, in modo quasi surreale le vie e le piazze del centro storico di Bovino, attirando locali e forestieri pervenuti in particolare da  Foggia. La manifestazione è cominciata con la benedizione e l’accensione del falò davanti alla chiesa dell’Annunziata dove si venera la statua di San Giuseppe. Quest’anno la “Pro Loco” ha indetto anche una gara tra le varie contrade per il fuoco più bello. In Piazza Cattedrale erano presenti stand gastronomici con varie specialità locali, il tutto animato dalla presenza del  bravissimo Gruppo Folcloristico Bovinese.  Per tutte le vie del borgo e fino a tarda ora, penetrante ed intenso è stato l’odore di arrosto. Ci è parso comunque che il numero dei fuochi fosse leggermente inferiore a quello dello scorso anno e a sentire parecchi, molto è mancato il falò del corso con i relativi stand… era un biglietto di benvenuto molto gradito, ma forse, motivi che non conosciamo hanno indotto ad accentrare un pò tutto in piazza Cattedrale.

Non programmato  ed inatteso il falò di Valleverde. Erano molti anni che al Santuario non si accendevano più  fuochi di San Giuseppe. Per lo svago dei vecchietti ospiti della residenza per anziani di Valleverde, il Direttore Michele Russo in prima persona  ha preparato uno spettacolare fuoco con la collaborazione di tutti i dipendenti della residenza che hanno arrostito per i cari e simpatici residenti, salsiccia, carne, pancetta e bruschette a non finire. La manifestazione è cominciata verso le 16 con la santa messa  e seguita dalla benedizione del fuoco da parte del Rettore del Santuario  e Presidente della  Fondazione Valleverde, Don Ernesto D’Alessio. Presenti molti familiari e amici dei residenti   e del Santuario, la manifestazione è stata animata da canti e suoni da parte di una rappresentanza del “Gruppo Folcloristico Bovinese” che ha permesso a numerosi vecchietti di esibirsi in balli e danze. Alla fine,quando non era più necessaria la brace, si è alimentato il falò con la restante legna dando origine a fiamme spettacolari alte oltre 20 metri.


IL VIDEO DEL FALO' DI VALLEVERDE



Fra Antonio ci ha lasciato.

Alle 11.30 di oggi, nel Santuario di Valleverde, l’estremo saluto a Fra Antonio.

Ieri mattina, intorno alle ore 9, Fra Antonio Cono, assistito da P. Gerardo Marano che, per diversi anni, amorevolmente e fraternamente aveva avuto cura di lui, ormai non più autosufficiente, ha reso la sua anima a Dio nella RSSA di Valleverde dove era stato ricoverato da qualche giorno per avvenute complicazioni.                                                                                                                                  Fotografie-0001000Fra Antonio Cono, Vocazionista, era nato a Vaglio di Basilicata (PZ) il 31 luglio 1922 e giovanissimo, avendo Conosciuto Don Giustino Russollillo, scelse la vita religiosa nella famiglia dei Vocazionisti.                                                                                                                  Ha prestato con amore, zelo e devozione la sua opera per la raccolta di fondi per le vocazioni in varie numerose case vocazioniste e negli anni 60 ha dato anche il suo valido contributo al Santuario di Valleverde dove è ritornato al principio degli anni 90, dopo una delicata operazione chirurgica, per riposare e passare la sua convalescenza e qui è rimasto fino a ieri circondato e assistito dall’affetto della comunità del Santuario e in particolare come detto innanzi da don Gerardo Marano.                                                                                Oltre a simpatia e un vivissimo  in tutti i bovinesi, a Valleverde ci ha lasciato la la splendida pineta alle spalle del Santuario, difatti fu lui che con l’ausilio di un paio di ragazzi, nell’ottobre e novembre del 1966 piantò gli innumerevoli pini, gentilmente concessi dalla forestale di Orsara, su richiesta di don Peppino Scotto.

Oggi alle 11,30 il Santuario volgerà a Fra Antonio l’estremo saluto con un solenne esequie presieduto dal dal Padre Generale dei Vocazionisti don Ludovico Caputo con la partecipazione del Vicario della Provincia italiana e rettore del Santuario don Ernesto D’alessio

MOSTRA-CONCORSO PRESEPI AL SANTUARIO DI VALLEVERDE.

AL SANTUARIO DI VALLEVERDE: “I PIÙ BEI PRESEPI”

Dal 11 dicembre 2011 2 fino al 6 gennaio 2012, si terrà nel Santuario di Valleverde in Bovino (FG) una mostra-concorso di presepi organizzata dal comitato ” I PIÙ BEI PRESEPI” per l’incremento e il rilancio del Santuario. Promotori della Manifestazione la  Prof.ssa Maria Grazia Marseglia e il Prof. Giuseppe D’Auria che sperano in una partecipazione massiccia di appassionati dell’arte presepiale.

Il Concorso è gratuito ed aperto a tutti. Gli interessati per qualsiasi chiarimento potranno rivolgersi direttamente al Santuario di Valleverde oppure telefonare ai seguenti numeri:

REGOLAMENTO “I più bei Presepi”

Art.1 – II comitato “I più bei Presepi” e il Santuario di Valleverde organizzano la 1A edizione della Mostra-Concorso  “I PIÙ BEI PRESEPI”.

Art.2 -La partecipazione è gratuita ed è aperta a tutti (privati, scuole, associazioni ecc.)

Art.3 -Restano liberi la scelta dei materiali utilizzati, la tecnica d’esecuzione ed il tema che
andranno sinteticamente indicati nella scheda di iscrizione che da presentare al momento della consegna del presepe.
Ogni partecipante può presentare più presepi.

Art.4 -1 presepi, devono avere statue ed accessori ben fissati ed essere illuminati all’interno o dall’esterno tramite proprio impianto elettrico a norma; le dimensioni massime dell’opera dovranno essere contenute entro: – altezza cm. 80 – larghezza cm. 80 – profondità cm. 80.

Art.5 – Ove necessario, l’autore comunicherà particolari esigenze tecniche e provvedere direttamente alla realizzazione di ogni effetto o scelta artistica.

Art.6 -Ogni partecipante dovrà far pervenire i presepi presso la sede della Mostra con mezzi propri entro e non oltre il 16 Dic. 2011 e ritirarli entro e non oltre il 12 Gennaio 2012.

I presepi non ritirati entro tale data resteranno nella disponibilità del Santuario che lo Stesso provvedere a donare ad Associazioni di beneficenza.

Giorno ed ora del ritiro vanno preventivamente concordati con l’Organizzazione.

Art. 7 -I presepi, numerati, saranno votati dai visitatori con la scheda che sarà fornita una sola volta e registrata da parte dell’Organizzazione. L’assegnazione dei premi ai primi tre classificati avverrà sulla base del numero di voti ottenuti.

Art.8 – Saranno assegnati i seguenti premi:

1° classificato: Coppa e attestato con la motivazione- 2° classificato: Medaglia vermeille e

attestato con motivazione – 3° classificato: Medaglia e attestato con motivazione

A tutti i partecipanti sarà consegnato un attestato di partecipazione.

Art.9 – L’iscrizione dovrà pervenire, su apposita scheda ( una per ogni presepe presentato), entro e non oltre il 16 dicembre 2011.

Le domande pervenute oltre i termini fissati non saranno prese in considerazione, o comunque se possibile saranno esaminate dopo quelle prodotte nei tempi utili.

Art. 10 – L’ Organizzazione si riserva, liberamente e senza vincoli nei riguardi degli aspiranti partecipanti, la facoltà di accettare o meno le domande prodotte.

Art. 11 – L’ Organizzazione, pur assicurando la massima cura, declina ogni e qualunque responsabilità per eventuali danni o furti subiti dalle opere in mostra.

Art. 12 -La Mostra, la cui inaugurazione avverrà il giorno 11 dicembre alle ore 11.30, resterà
aperta sino al 6 Gennaio 2012.

 VISULIZZA E STAMPA LA SCHEDA DI ISCRIZIONE

LA CAVALCATA STORICA 2011.

TRA INCERTEZZE E DUBBI, LA CAVALCATA STORICA CONQUISTA LA FOLLA.

Quando ancora si scendeva a Valleverde a rendere omaggio

Anche se nell’immutata veste scenica ed organizzativa, la rievocazione della cavalcata il 29 agosto, in occasione della festa patronale dedicata alla Madonna di Valleverde, ha attirato come di consueto la massa del popolo di Bovino e delle numerose  persone presenti nella nostra città. Fino a qualche decennio fa, la Cavalcata era un atto vero e reale di devozione alla Madonna. Ecco come la descrive  Eugenio Leone nel testo “La Madonna di Valleverde:

  “Caratteristica della festa che richiama in Bovino una immensa mol­titudine di persone dai paesi vicini e lontani, è la cosiddetta « cavalcata » : una lunga fila di coppie di cavalieri che, nella mattinata del 29 agosto, preceduta da carrozze con le autorità cittadine, si reca al Santuario per rendere pubblico e solenne omaggio alla Vergine.                                 Negli ultimi tempi, col sopravvento dei motori sulla trazione animale, la « cavalcata » si è ridotta a ben misera cosa; ma negli anni venti essa costituiva uno spettacolo clamoroso ed attraente.                                                                                                                           Al rientro in città i cavalieri, a coppie, avanzavano tra due fitte ali di popolo preso da grande entusiasmo. Morelli e grigi, sauri e bai, cavalli da sella col pelo rilucente scelti tra i migliori, arricchiti da pregiati finimenti, montati da cavalieri sicuri e ben vestiti, procedevano per il Corso e per l’angusta via Roma. Chiudeva la fila una coppia di carabiniere a cavallo in grande uniforme, seguita immediatamente dalle carrozze: il bandeau della casa ducale, tirato da due pariglie di cavalli, entro il quale sedeva il duca col cappello a cilindro, il vescovo ed il sottoprefetto; lo scortavano due baffuti guardiani ducali a cavallo in uniforme grigio-azzurra, con la sciabola sguainata e col berretto ad alta bombetta, ornato sul lato sinistro da una lunga penna verticale di fagiano. Seguiva la carrozza col sindaco, il giudice ed il tenente dei carabinieri in alta uniforme, con feluca e pennacchio. Procedeva poi la car­rozza con i rappresentanti del comitato per i festeggiamenti, ed altre ancora. In coda, seguivano una quindicina di carrozze a quattro posti, chiuse, colorate con le piacevoli tinte celeste-azzurro e rosso-viola, provenienti dai vari Comuni della diocesi; ma esse si arrestavano all’inizio del Corso.”

L'ultima cavalcata con le carrozze

Attualmente la Cavalcata Storica è una rievocazione molto lontana di quella vera, ed anche se molto ricca e sfarzosa non ha più quasi nulla dell’atto di devozione del popolo Bovinese alla Beata Vergine di Valleverde, difatti non parte più da Bovino per il Santuario allo scopo di omaggiare la Madre di Dio ma si forma all’ingresso di Bovino per diventare una sfilata folcloristica per le strade principali di Bovino. Molte le figure che nulla hanno a che vedere col reale significato della manifestazione (ad esempio una donna minacciosa con tanto di fucile), e sopratutto molti partecipanti scherzano e giocano tra loro e con il pubblico mentre mentre una certa compostezza e serietà sarebbe più logica specie se si si rappresentano personaggi importanti. E il voler riportare la manifestazione ad un atto vero è stato quello che fino agli ultimi momenti ha fatto dubitare sullo svolgimento della manifestazione a causa di disaccordo tra alcuni cavalieri, che desiderano che la cavalcata riprenda le sue vere funzioni ripartendo dal Santuario, e gli organizzatori che, certo per motivi validi, vorrebbero la manifestazione solo a Bovino. Il buon senso alla fine ha prevalso e quest’anno molti cavalieri son partiti dal Santuario per congiungersi e formare il corteo storico all’ingresso della città con tutti gli altri partecipanti, gruppi e rappresentanze di vari comuni. Complessivamente, a parte le piccole nostre note che tendono solo a migliorare la manifestane, il tutto ha superato le aspettative, grazie allo sforzo degli organizzatori e dei partecipanti tutti.

Cliccando sul link  sottostante è possibile vedere tutte le immagini della manifestazione:

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Valleverde: LA FIACCOLATA D’AGOSTO

GRANDIOSA MANIFESTAZIONE DI FEDE LA NOTTE DEL 26 AGOSTO AL SANTUARIO DI VALLEVERDE

 Anche quest’anno la sera del 26 agosto 2011, in occasione della novena alla Beata Vergine Maria Santissima di Valleverde, la gente di Bovino ed in particolare i giovani ed i ragazzi renderanno omaggio, a Colei che dolcemente e amorevolmente viene chiamata “Mamma nostra” dai Bovinesi, scendendo in fiaccolata a piedi fino al Santuario, ove sarà tenuta una veglia di preghiera. Il corteo presieduto dal Don Claudio De Caro dei PP. Vocazionisti (predicatore della novena) Si formerà a Bovino al corso Vittorio Emanuele davanti all’ingresso della Villa Comunale e alle 21,30 muoverà alla volta del Santuario con un percorso di circa tre chilometri. Numerose sono finora le adesione anche da parte di gruppi dei paesi vicini in particolare da Deliceto e Montaguto. Lo scorso anno la partecipazione fu molto nutrita e i Padri del Santuario si augurano che quest’anno sia ancora maggiore, facendo un forte appello sopratutto ai giovani che in questi giorni di festa, possono trovare la possibilità di vivere un’esperienza diversa in una notte speciale e riscoprire l’atavica fede del popolo di Bovino alla Madonna di Valleverde.

Fiaccolata 2010: Raduno davanti alla villa comunale.

 

Fiaccolata 2010: La veglia al Santuario.

DON ERNESTO: ‘I MONTAGUTESI, GLI UNICI ANCORA A PIEDI A VALLEVERDE’

UNA CHIACCHIERATA DI MICHELE PILLA, DIRETTORE DI MONTAGUTO.COM, CON DON ERNESTOD’ALESSIO PARROCO DEL SANTUARIO DI VALLEVERDE.

Si chiama don Ernesto D’Alessio, il parroco e rettore del Santuario di Valleverde, uno dei più famosi Santuari Mariani d’Italia dalle antiche origini (1266). Don Ernesto fu annunciato e presentato al popolo di Bovino domenica 7 ottobre 2007, da Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Francesco Tamburrino, Arcivescovo della Diocesi Foggia-Bovino, durante l’omelia in Cattedrale in occasione della festa di San Marco d’ Eca, 9 mesi dopo la dipartita di Don Giuseppe Salerno. Da quattro anni, dunque, don Ernesto guida il santuario meta del famoso pellegrinaggio dei fedeli montagutesi.

Che, curiosità, sono ormai gli unici a recarsi in processione ancora a piedi. E’ lo stesso don Ernesto a sottolineare la grande fede dei nostri paisà. Il 66enne parroco originario di Colli a Volturno, provincia di Caserta, è un devoto di Don Giustino Russolillo, ora beato, fondatore dei Padri Vocazionisti, che ne curò la vocazione. Fu proprio grazie a lui che entrò nel Vocazionario di Posillipo a Napoli, a soli dieci anni, dove terminò le scuole elementari.

Abbiamo fatto una chiacchierata con don Ernesto, il giorno dopo la processione, e ci ha raccontato cose molto interessanti. «Conoscevo già il santuario, ma starci dentro è diverso e mi trovo molto bene, è un ambiente tranquillo, c’è molta pace e serenità». Per quanto attiene Montaguto, ci ha parlato del compianto don Federico: «Lo conobbi personalmente ed era un uomo semplice che si faceva voler bene da tutti. Veniva spesso a trovarci, ci chiedeva aiuto e il mio confratello, don Gerardo, lo ha sempre assistito. C’era già questa amicizia, anche il confratello che fondò il santuario era molto legato a lui». Dei montagutesi apprezza molto «questo loro attaccamento, questa grande gioia per questo cammino religioso. Fino allo scorso anno erano gli unici a percorrerlo esclusivamente a piedi». A proposito di Montaguto, don Ernesto ci ha parlato dell’armata verde: «E’ un’associazione mariana nata a Valleverde, fondata intorno agli anni 70 da don Giuseppe Salerno, mio predecessore. Il tesseramento si faceva proprio a Montaguto. I fedeli mi hanno chiesto di ripristinarla».

Sull’ordine dei Cavalieri del Santuario di Valleverde di Bovino: «Sono venuti oggi perché dovevano scendere da Bovino la prima domenica, ma non hanno potuto a causa del maltempo, e così sono venuti oggi (ieri, ndr). Si tratta di un gruppo nato quasi spontaneamente, caldeggiato dal parroco della cattedrale, che ha voluto rendere culto al santuario e si sono costituiti in associazione da poco». A proposito di don Giustino Russolillo: «La sua opera è molto attuale nella Chiesa, si è occupata di vocazioni. La sua congregazione nacque con lo scopo di aiutare i più poveri a diventare sacerdoti. E a questo proposito voglio lanciare un appello: se qualcuno si trova in questa situazione, sappia che ci sono i padri vocazionisti che aiutano. Era questo il carisma di don Giustino. E se sono sacerdote lo devo a lui. Ero ragazzino e non potevo andare in seminario. Lui lo venne a sapere perché una suora gli scrisse e lui mi fece chiamare a Napoli. Il mio grande rammarico è che non l’ho mai conosciuto personalmente, ero solo un ragazzino di dieci anni. Ho scoperto da poco che anche lui è entrato in seminario a dieci anni. Da qualche mese don Ernesto ha ricevuto un altro incarico.

«La nostra congregazione si è molto estesa. C’era la necessità di costituire l’Italia in provincia religiosa e canonica. C’è stata questa nuova entità ecclesiastica e io sono stato eletto vicario del consiglio della prima provincia vocazionista italiana, molto vasta».

E allora grazie a don Ernesto per tutto quello che fa ogni giorno e per il tempo che ci ha dedicato. Un sentito grazie anche all’amico Pasquale Garofalo, preziosa fonte d’informazione tramite il blog Ventoamico (GUARDA QUI).

Michele Pilla

TRATTO DA: montaguto.com

CENNI STORICI SUL MARTIRIO DI OTRANTO.

Il 14 agosto è la ricorrenza dei Martiri di Otranto dei quali, come dal blog precedente abbiamo il piacere di avere ed onorare le reliquie nel Santuario di Valleverde.
Il martiro di Otranto

Il martiro di Otranto

Considerando che molti ignorano l’esistenza di queste preziose reliquie nel Santuario di Valleverde, penso che siano anche in molti a non conoscere la storia di questi eroici martiri, pertanto di seguito, espongo dei brevissimi cenni di storia su come andarono le cose ad Otranto oltre 500 anni fa.

Il 28 luglio 1480 la città di Otranto veniva assalita da una flotta turca comandata dal grande ammiraglio dell’impero ottomano Gedik Ahmed Pascià. La guarnigione aragonese che custodiva la città si ritirò o non poté comunque fronteggiare l’ondata turca; e l’11 agosto le milizie musulmane poterono pertanto accedere liberamente allo spazio intramurario di Otranto, ch’era stato fin lì praticamente difeso dai soli cittadini. Per tre giorni il massacro indiscriminato infierì: cadde, fra gli altri, anche il vescovo Stefano Pendinelli, ucciso nella sua stessa cattedrale.

 

Il 14 agosto Ahmed Pascià ordinò di rastrellare tutti i superstiti di sesso maschile e d’età superiore ai quindici anni. Erano circa ottocento: fu loro proposta la scelta tra l’apostasia e la decapitazione. Rispose per tutti, secondo la tradizione, il vecchio cimatore di lana Antonio Primaldo: «Fin qui ci siamo battuti per la patria e per salvare i nostri beni e la vita: ora bisogna battersi per Gesù Cristo e per salvare le nostre anime». Allora, a gruppi di cinquanta, i prigionieri furono portati sulla collina detta di “Minerva”, presso la città – quella che oggi è detta “Collina dei Martiri”- e vennero decapitati. I loro corpi furono lasciati insepolti per un anno fino al 15 agosto del 1481, allorché, riconquistata la città dai cristiani, si poté degnamente onorare i loro resti. I “Martiri di Otranto” furono beatificati in blocco nel 1771.