Fra Antonio ci ha lasciato.

Alle 11.30 di oggi, nel Santuario di Valleverde, l’estremo saluto a Fra Antonio.

Ieri mattina, intorno alle ore 9, Fra Antonio Cono, assistito da P. Gerardo Marano che, per diversi anni, amorevolmente e fraternamente aveva avuto cura di lui, ormai non più autosufficiente, ha reso la sua anima a Dio nella RSSA di Valleverde dove era stato ricoverato da qualche giorno per avvenute complicazioni.                                                                                                                                  Fotografie-0001000Fra Antonio Cono, Vocazionista, era nato a Vaglio di Basilicata (PZ) il 31 luglio 1922 e giovanissimo, avendo Conosciuto Don Giustino Russollillo, scelse la vita religiosa nella famiglia dei Vocazionisti.                                                                                                                  Ha prestato con amore, zelo e devozione la sua opera per la raccolta di fondi per le vocazioni in varie numerose case vocazioniste e negli anni 60 ha dato anche il suo valido contributo al Santuario di Valleverde dove è ritornato al principio degli anni 90, dopo una delicata operazione chirurgica, per riposare e passare la sua convalescenza e qui è rimasto fino a ieri circondato e assistito dall’affetto della comunità del Santuario e in particolare come detto innanzi da don Gerardo Marano.                                                                                Oltre a simpatia e un vivissimo  in tutti i bovinesi, a Valleverde ci ha lasciato la la splendida pineta alle spalle del Santuario, difatti fu lui che con l’ausilio di un paio di ragazzi, nell’ottobre e novembre del 1966 piantò gli innumerevoli pini, gentilmente concessi dalla forestale di Orsara, su richiesta di don Peppino Scotto.

Oggi alle 11,30 il Santuario volgerà a Fra Antonio l’estremo saluto con un solenne esequie presieduto dal dal Padre Generale dei Vocazionisti don Ludovico Caputo con la partecipazione del Vicario della Provincia italiana e rettore del Santuario don Ernesto D’alessio